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L’ARENA - Venerdì 19 Dicembre 2009 - Anno 144 Numero 347 Pagina 8 New

BATTAGLIE. Oggi conferenza della Fiamma
«L’acqua deve restare una risorsa comune»

«L’acqua è un bene comune, che va difeso dagli interessi speculativi delle multinazionali». Contro la privatizzazione dell’acqua e degli altri servizi di pubblica utilità sancita dall´articolo 15 della legge Ronchi, oggi alle 10 nella sala consiliare della quinta circoscrizione, in via Benedetti 26/b, si tiene una conferenza organizzata dal Movimento sociale Fiamma tricolore. Intervengono Roberto Fazioli, fra i massimi esperti in materia di servizi pubblici, il presidente dell’Aato Luigi Pisa e il capogruppo della lista Tosi in Consiglio comunale Andrea Miglioranzi.
L’appuntamento è stato illustrato in municipio da Massimo Piubello, consigliere della quinta circoscrizione e da Roland Marcoli della segreteria provinciale della Fiamma. «La battaglia per il mantenimento del controllo pubblico delle reti idriche è una scelta strategica vitale, in quanto ne va del nostro futuro». Sulla questione, Miglioranzi ha presentato un ordine del giorno in Consiglio. «L’acqua è incolore, speriamo che su questo tema ci sia la convergenza di tutti», auspicano. E.S.

L’ARENA - Venerdì 20 Novembre 2009 - Anno 144 Numero 318 Pagina 7 New

REAZIONI. Il Comitato «Acqua bene comune»: referendum. Mozione approvata in Provincia
E scatta la protesta bipartisan


«L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, non una merce o un bene di rilevanza economica. Anche l’esperienza l’ha insegnato: dove la gestione dell’acqua era privata, si sta facendo dietro-front». Così il Comitato veronese «Acqua bene comune» motiva il suo «no» al decreto legge 135, trasformato in legge giusto ieri alla Camera. «La normativa non va bene: andrà ritoccata».
Secondo i membri del comitato nato tre anni fa, non c’è studio o esperienza sul campo che dimostri che il privato è necessariamente più efficiente del pubblico. «In Italia la privatizzazione viene fatta passare come un salto verso la modernità», afferma Francesco Avesani. «Ma in Francia a Parigi, patria delle due più grandi multinazionali dell’acqua, Veolia e Suez, dal 1° gennaio del 2010 si tornerà al pubblico dopo anni di gestione privata. E anche Berlino si sta muovendo in tal senso. In Italia c’è l’esempio della Toscana, dove la gestione mista pubblico-privata ha prodotto tariffe tra le più alte del Paese. Perché c’è poco da fare: il privato è efficiente quando fa profitto, mentre sull’acqua l’efficienza andrebbe misurata sulla qualità del servizio».
E sempre in nome del profitto, tra i rischi per il cittadino figurano, oltre ai rincari, la precarizzazione del lavoro e la scarsa attenzione alla manutenzione delle reti idriche.
«Tornare al pubblico è ancora possibile, nonostante la legge appena approvata», conclude Avesani.
PROVINCIA E COMUNE. E questa volontà, nel Veronese, c’è: lo dimostrano i comuni di Fumane, Sommacampagna, Povegliano, Valeggio, Castelnuovo e Sant’Ambrogio che hanno approvato delibere in! cui assumono questo impegno, così come il Consiglio regionale.
Ieri inoltre in Provincia Sinistra e Centrodestra hanno votato assieme una mozione promossa da Giuseppe Campagnari di Sinistra ambiente e libertà nella quale si afferma che «L'acqua è fonte di vita. Senza acqua non c'è vita. L'acqua costituisce pertanto un bene comune dell'umanità»,
La mozione impegna il presidente e la Giunta «a sollecitare le istituzioni e i rappresentanti locali, a partire dai parlamentari, ad attivarsi per evitare una privatizzazione».
Sul fronte comunale, il capogruppo della Lista Tosi e membro della Fiamma Tricolore, Andrea Miglioranzi, annuncia una mozione per la difesa dell'acqua come bene pubblico e contro la sua privatizzazione e le speculazioni su un bene primario che appartiene alla collettività intera e la cui tutela, e che avevamo inserito nel programma del sindaco Flavio Tosi.
PARLAMENTO. In Parlamento il deputato della Lega nord Alessandro Montagnoli è intervenuto per chiedere la modifica della normativa relativamente ai servizi pubblici locali. «Il Governo ha accolto un nostro ordine del giorno che demanda ai regolamenti la possibilità con criteri di economicità e trasparenza della gestione in house».E.P. e R.C.

L’ARENA - Sabato 3 Ottobre 2009 - Anno 144 Numero 270 Pagina 11 New

POLITICA E TV. Il capogruppo della Lista Tosi
«Rai faziosa» Miglioranzi guida la protesta
«Portate i televisori all’Amia per la distruzione certificata»

Andrea Miglioranzi, capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale, ha deciso di dare voce al «malessere» dei veronesi che non vogliono più pagare il canone della Rai. Per protesta, dice, «contro la faziosità di programmi come "Annozero"».
Si tratta della trasmissione, seguita giovedì da sette milioni di telespettatori, e condotta da Michele Santoro che vedeva fra gli ospiti Patrizia D'Addario, la escort che per due volte è stata ospite del premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. «Ma vorrei sapere anche se e quanto è stata pagata per partecipare al programma», esclama Miglioranzi che assicura: «In questi giorni mi sono arrivati molti segnali di malessere, per cui ho deciso di fornire a chi lo desidera, le informazioni sull’iter che si deve seguire per non pagare più quello che improprio pagare canone, poiché si tratta di un tributo sul possesso di un apparecchio televisivo».
I primi a lanciare l’appello al boicottaggio della Rai, attraverso la disdetta del canone, erano stati i quotidiani Libero di Maurizio Belpietro e Il Giornale di Vittorio Feltri.
Miglioranzi, che oltre ad essere consigliere della lista del sindaco è anche esponente della Fiamma tricolore, a tale proposito, fa sapere che l’Amia, l’azienda di igiene ambientale partecipata al cento per cento dal Comune di Verona «ha già dato la propria disponibilità per lo smaltimento dei televisori».
Con il consigliere comunale ieri a Palazzo Barbieri c’era Roberto Raggi, responsabile provinciale dell’associazione Sos consumatori. «Come fare per non pagare più questa tassa di possesso? Le strade sono due», spiega Raggi. «La più semplice è disfarsi del televisore portandolo all’Amia, la quale rilascerà una ricevuta che attesterà l’avvenuta distruzione. Oppure», continua il presidente di Sos consumatori, «si può inviare una raccomandata all’Agenzia delle entrate di Torino chiedendo il suggellamento del televisore, quindi bisognerà aspettare il funzionario Sat o un militare della Guardia di finanza per chiudere in un sacco di iuta sigillato l’apparecchio televisivo, ma chi vuole saperne di più può telefonare allo 045.592900».
Il rappresentante dei consumatori assicura di essere stato «subissato di telefonate» negli ultimi giorni. «Tanti veronesi mi chiedono informazioni per non pagare più il canone Rai e solo lo scorso anno, nella nostra città abbiamo seguito 159 richieste di suggellamento». E.S.

L’ARENA - Giovedì 3 settembre 2009 - Anno 144 Numero 240 Pagina 14 New

SOLIDARIETÀ. A cinque anni dalla strage
Verona-Beslan, l’idea di un patto di amicizia
Miglioranzi: «Continuiamo a sostenere le vittime»

Creare un «patto di amicizia» fra Verona e Beslan, la città dell’Ossezia del Nord in cui, fra l’1 e il 3 settembre di cinque anni fa, nella Scuola Numero Uno, avvenne la strage a opera dei terroristi separatisti ceceni filo-islamici che presero in ostaggio 1.200 persone tra mamme, bambini e insegnanti. Ne seguirono centinaia di morti tra cui 186 bambini, nel loro primo giorno di scuola.
La proposta di istituire un «patto di amicizia» nasce dal capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale Andrea Miglioranzi, in coordinamento con la Fiamma Tricolore e con le associazioni Soccorso sociale e Territorio, impegnate da anni a portare aiuti, giochi e solidarietà alla popolazione di Beslan, soprattutto ai bambini, «cioè le vere vittime di un mondo adulto annebbiato da feroci rivalità», ricorda Miglioranzi, precisando che la scelta del patto di amicizia «è più realizzabile essendo meno impegnativa e dispendiosa di un gemellaggio». Il coordinamento si sta quindi adoperando per arrivare al più presto a creare questo collegamento più stabile fra le città di Verona e Beslan. «Nei prossimi giorni contatteremo insieme con il capo di Gabinetto del sindaco, Alberto Marchesini, il console russo a Verona per sottoporre la nostra iniziativa. Il benestare del sindaco Tosi c’è già e attendiamo il contatto con il sindaco di Beslan».
Oggi, 3 settembre, a cinque anni esatti dal termine della strage, in Consiglio comunale Miglioranzi punta a chiedere la parola sull’ordine dei lavori, proprio per onorare le piccole innocenti vittime di Beslan.
Continua, dunque, l’attività di solidarietà del coordinamento, che mira a contattare associazione sportive della città dell’Ossezia per donare articoli sportivi. Si propone poi di organizzare raccolte di fondi e alimentari non deperibili e promuovere eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione dei bambini, a cinque anni dalla strage. Tra le iniziative, anche una sorta di adozione affettiva a distanza che consiste nell’inviare una cartolina ogni tre o quattro mesi a un bambino di allora. E.G.

L’ARENA - Domenica 28 giugno 2009 - Anno 144 Numero 174 Pagina 8

INCHIESTA Presenti ma non votanti: non sono pochi i consiglieri comunali che fanno mettere a verbale il loro arrivo ma poi si trattengono anche per pochi minuti
«Fannulloni» anche in Consiglio
Da Perini alla Brunelli a Comencini, ecco chi va in aula ma è assente alle votazioni. Miglioranzi e poi Zelger i più virtuosi
Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha riportato in voga il termine «fannullone» e la sua crociata contro chi prende lo stipendio per scaldare la sedia dell’ufficio ha fatto nei mesi scorsi un gran clamore negli enti pubblici. Ma chi si occupa dei «furbetti» tra i banchi della politica? A quanto pare il popolo dei fannulloni non risparmia nemmeno il Consiglio comunale dove si scopre che i consiglieri, pagati a gettone di 160 euro lordi per ogni presenza, con un tetto massimo di 1.446,08 euro lordi, spesso si presentano alle sedute consiliari e alle commissioni, si registrano facendo mettere a verbale la loro presenza, e dopo poche ore e talvolta solo pochi minuti, se ne vanno.
È una abitudine che si nota sopratutto nelle commissioni, ma che non manca nem! meno in Consiglio comunale. Qui però, a differenza delle commissioni dove la maggior parte delle volte non ci sono votazioni esplicite, è possibile stanare i «fannulloni» semplicemente scorrendo la lista dei voti espressi e il numero delle presenze. Siamo così andati a vedere chi ha una percentuale di voto, alle delibere consiliari, inferiore alla metà di quelle messe in votazione e l’abbiamo messa a confronto con la percentuale di presenze registrate. Infatti non esiste un «registro delle uscite», un consigliere cioè che vuole lasciare l’aula anche solo dopo un minuto di presenza, può farlo impunemente, senza che questo venga messo a verbale.
Nella nostra ricerca emergono delle eccellenze, con diversi consiglieri che, nell’ultimo anno da maggio 2008 a maggio 2009, non hanno perso una sola seduta e hanno preso parte a oltre il 90 per cento delle votazioni, come per esempio il consigliere Andrea Miglioranzi (Lista Tosi) che detiene il record in positivo perché era presente a tutti i 55 Consigli e ha votato 378 volte sulle 379 totali (il 99 per cento). Tra i virtuosi altri sette consiglieri, sempre presenti all’appello, che hanno registrato alte percentuali di votazione. Si tratta di Alberto Zelger (Lista Tosi) con il 97 per cento di votazioni, Francesco Spangaro (Lista Tosi) con il 94 per cento, Gianluca Fantoni (Lista Tosi) al 93 per cento, Antonio Lella (An) 92 per cento, Salvatore Papadia (Forza Italia) 91 per cento, Lucia Cametti (An) all’89 per cento, Andrea Sardelli (Lega nord) con 88 per cento e Stefano Casali (Forza Italia) all’84 per cento.
A questi si aggiungono una serie di altri assidui votanti che, pur avendo perso qualche seduta consiliare, hanno superato abbondantemente le 300 votazioni nel corso dell’ultimo anno: per esempio il presidente del Consiglio Pieralfonso Fratta Pasini, che ha perso due sedute ma ha votato per l’87 per cento delle volte, i leghisti Enzo Flego, Lorenzo Fontana e Ba! rbara Tosi, seguiti dai rappresentanti della Lista Tosi come Monica Lavarini, Antonia Pavesi (per lei ben 363 votazioni su 379 in 54 sedute), per passare poi al forzista Marco Gruberio (322 votazioni e 53 presenze) e al gruppo di Alleanza nazionale con Ciro Maschio (332 votazioni su 54 consigli) ed Elena Traverso (308 votazioni su 53 sedute). E Robertino Vicentini, ultimo arrivato in sala Gozzi, a gennaio in sostituzione di Francesco Girondini, ha totalizzato ben 247 votazioni in soli 18 sedute.
Ma tra i consiglieri c’è anche qualche insufficienza. Infatti c’è chi ha l’abitudine di lasciare l’aula senza votare: sono nove i consiglieri che hanno votato meno della metà delle delibere presentate. Per alcuni questo corrisponde con un numero molto basso di presenze, è il caso dell’assessore regionale Stefano Valdegamberi (9 per cento di votazioni e il 40 per cento di presenze) quasi sempre giustificato per impegni a Venezia, o Luca  Coletto, assessore provinciale uscente che è arrivato in Consiglio lo scorso settembre (48 per cento delle votazioni e 55 per cento delle presenze).
A «brillare» per il numero esiguo di delibere votate è il consigliere del Pdci Graziano Perini, che ha votato solo 34 volte (il 9 per cento) ed era presente a 36 consigli (65 per cento). Fanno più scalpore però i numeri di Marisa Brunelli (gruppo misto, eletta con l’Ulivo) che ha una percentuale di voto del 40 per cento (153 votazioni su 379) pur registrata presente a tutte le sedute meno una. La segue Ivan Zerbato (Pd) che con l’87 per cento di presenze, ha votato solo il 36 per cento delle volte (138 delibere). Anche Marco Comencini (Forza Italia) non brilla, per lui 45 presenze (82 per cento) ma solo 175 votazioni (46 per cento), e Renata Franchini non è da meno con il 78 per cento di presenze e solo il 45 per cento di votazioni. Sulla stessa scia Marco Giorlo (gruppo misto, eletto nell’Ulivo) che ha votato quasi la metà delle delibere ! (49 per cento) essendo però presente 49 consigli su 55 (89 per cento). Sotto il 50 per cento delle votazioni anche l’ex sindaco Paolo Zanotto (Pd), con il 49 per cento di votazioni e il 93 per cento di presenze, mentre Roberto Uboldi (Pd), presente l’87 per cento delle volte ha votato per il 48 per cento.

L’ARENA - Domenica 15 Febbraio 2009 - Anno 164 Numero 162 - Pagina 8

DI NUOVO ALLE URNE. Domenica e lunedì cittadini chiamati al voto per abrogare alcune parti dell’attuale legge per l’elezione di deputati e senatori

Il referendum elettorale divide le forze politiche
Dal Pdl appelli per il «sì», il Pd ha lo stesso orientamento «per coerenza» Contrari alle proposte Udc e Fiamma, la Lega invita a non ritirare le schede
Domenica e lunedì si voterà per i referendum abrogativi dell’attuale legge elettorale.
E anche a Verona le forze politiche si dividono tra favorevoli e contrari. Le divisioni e i distinguo attraversano sia il campo del centrodestra che dell’opposizione. Mentre la Lega invita i suoi a non andare neppure a votare per far mancare il quorum, dal Pdl arrivano appelli a votare sì, per poter eleggere, grazie alla nuova legge elettorale, il «sindaco d’Italia». I quesiti referendari sono tre. I primi due prevedono il premio di maggioranza, non per la coalizione, ma per la singola lista più votata. Il terzo chiede l’abrogazione delle candidature multiple. Contrari alle proposte referendarie si dicono anche i dirigenti dell’Udc e della sinistra, mentre il Pd, «per coerenza», ha scelto per il sì.
LA LEGA DISERTA. La Lega nord, che il recente voto amministrativo ed europeo ha consacrato primo partito in città e provincia, con il segretario provinciale Matteo Bragantini è perentoria: «Bisogna evitare assolutamente che si raggiunga il quorum, per cui invitiamo a non andare a votare».
E nei Comuni dove si svolgerà il secondo turno delle elezioni amministrative? Bragantini detta istruzioni precise: «A Negrar e a San Bonifacio andiamo a votare per i nostri candidati, ma per evitare problemi, appena entrati nel seggio bisogna dire al presidente "non ritiro la scheda del referendum"».
Nei due Comuni la Lega farà iniziative per promuovere il boicottaggio della consultazione. Bragantini, che domenica era a Pontida con un migliaio di veronesi, fa sue le parole del ministro Calderoli: «Se il referendum passasse sarebbe la fine della democrazia».
Se si votasse per le politiche alla luce dell’esito delle recenti elezioni europee, con la legge che dovesse uscire dal referendum, il Pdl di Berlusconi, con il 35 per cento dei voti, otterrebbe il 55 per cento dei seggi in Parlamento. Una situazione che renderebbe ininfluente l’apporto della Lega nella maggioranza.
IL FRONTE DEL SÌ. «Che farò domenica? Andrò a votare», annuncia Massimo Giorgetti, coordinatore cittadino del Pdl. «Il referendum», aggiunge, «prevede a livello nazionale esattamente quello che è successo qualche giorno fa alle amministrative dove chi prende un voto in più governa. E fa il sindaco d’Italia. Mi pare che non ci sia niente di scandaloso o di antidemocratico, perché è quello che milioni di italiani e di veneti hanno fatto una settimana fa».
Giandomenico Allegri, segretario provinciale del Pd, invita a votare sì «per coerenza, ma anche per dare un segnale forte alla politica contro la legge-porcata di Calderoli che, con l’abolizione delle preferenze, ha sottratto ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento mettendola nelle mani dei segretari dei partiti».
«BIPARTITISMO FORZATO». Diserterà il seggio Stefano Valdegamberi, assessore regionale dell’Udc: «Se il referendum passasse l’approdo sarebbe un bipartitismo forzato che mette insieme identità diverse. La campagna referendaria, tra l’altro, era partita quando il quadro politico non era ancora semplificato come ora. Per produrre maggior democrazia basta rimettere le preferenze, proposta che solo noi portiamo avanti». Neppure Fiorenzo Fasoli, di Rifondazione comunista, andrà a votare. «Restare a casa è l’unico modo per scongiurare il pericolo di una dittatura della minoranza». E aggiunge: «Siamo già in debito di democrazia visto che i parlamentari non vengono più eletti ma nominati. Meglio il sistema proporzionale, magari alla tedesca, che garantisce stabilità e governabilità».
Da sinistra a destra. Non voterà neppure Andrea Miglioranzi di Fiamma Tricolore e capogruppo della Lista Tosi in Comune: «Provengo da una cultura politica di minoranza perciò sono contrario a una "bulgarizzazione" partitica»
Per Patrizia Bravo, di Verona civica, «è molto pericoloso fare un referendum senza la volontà di mettere mano alla legge elettorale». E.S.

L’ARENA - Domenica 15 Febbraio 2009 - Anno 144 Numero 45 - Pagina 11

GRANDI PROGETTI. Gli esponenti del partito contro il progetto di Palazzo Barbieri: «Perché una struttura da 25mila posti se all’ultimo incontro c’erano 15mila tifosi?»
La Fiamma dice «no» al nuovo stadio
«Il Bentegodi è già un impianto sicuro Preoccupa che il Comune voglia spendere 40 milioni»

La Fiamma tricolore, partito di destra in cui milita il capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale, Andrea Miglioranzi, si dice contraria all’ipotesi di costruire un nuovo stadio. Il Bentegodi necessita di lavori di manutenzione straordinaria assai onerosi e a Palazzo Barbieri qualcuno prospetta l'idea di uno stadio più moderno, più piccolo e più funzionale, potenzialmente fruibile 7 giorni su 7 con la presenza di attività commerciali al suo interno gestito da privati.
«Ai sostenitori del nuovo stadio facciamo presente», sottolineano, «che il Bentegodi è, dal punto di vista della sicurezza uno degli stadi più affidabili. Lo stesso si può dire della sua dislocazione poiché è ottimamente situato in prossimità di grandi vie di comunicazione e a due passi d alla stazione ferroviaria. La voce che il Comune, coi tempi che corrono, abbia messo a disposizione per il nuovo stadio 40 milioni appare quanto meno preoccupante».
Per la Fiamma «sono tanti gli esempi in Italia di stadi prestigiosi riammodernati e resi più funzionali senza che si sia ricorso al loro abbattimento, così come non mancano gli esempi di modernissimi investimenti fallimen tari e di cattedrali nel deserto».
Anche solo a livello sportivo, si chiedono i dirigenti della Fiamma, «è sensato e lungimirante parlare di uno stadio da 25.000 posti quando per un Verona-Cremonese di serie C si registrano oltre 15.000 paganti? O quando arrivano a Verona per affrontare il Chievo squadre blasonate con gran seguito di pubblico (Milan, Juventus, Inter…) che fanno registrare affluenze intorno alle 30.000 unità? Vogliamo poi parlare degli eventi musicali che vengono ospitati al Bentegodi? L'acquisizione dell'Hellas da parte di Martinelli», continua il comunicato, «odora troppo di zolfo…pardon di cemento».
E concludono: «Sottoscriviamo in pieno le perplessità dell'assessore ai lavori pubblici Di Dio e del consigliere comunale Stefano Casali poiché il rischio di speculazioni edilizie è forte ed il sospetto che la lobby del mattone sia già all'opera ancor di più». La Fiamma si dice «pronta ad iniziare una campagna di sensibilizzazione nel quartiere senza escludere iniziative popolari per dire di no al progetto di costruire un nuovo stadio».

PROPOSTA MONUMENTO PER GLI ESULI DI ISTRIA, FIUME E DALMAZIA
Verona 12 febbraio 2009
In questi giorni si sono succedute le celebrazioni per il Giorno del Ricordo: ho partecipato allo spettacolo teatrale di martedì 10 al Teatro Alcione, “Per non dimenticare” organizzato dal teatro stabile di Verona e dalla fondazione Atlantide.
Ieri ero in Gran Guardia alla commemorazione istituzionale di Comune, Provincia e Ass. Combattentistiche, assieme all’Ass. Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: si e’ rievocato il dramma dell’Esodo dei nostri fratelli Istriani e l’orrore degli infoibamenti.
Una cosa mi ha colpito profondamente durante le testimonianze degli Esuli e dei loro familiari: che il ricordare non e’ sufficiente.
Un qualcosa di più incisivo servirebbe.
La Memoria, e solo quella, perdurerebbe nel tempo.
Ecco quindi la mia proposta, dopo aver ascoltato queste testimonianze: Verona si distinse in quel lontano 1947, per spirito di accoglienza e fratellanza verso i nostri connazionali.
Ben 800 famiglie trovarono nella nostra città ospitalità e benevolenza mentre altrove (Venezia, Bologna ed Ancona) venivano offese e ripudiate per pura strumentalizzazione ideologico-politica, accusati di cose non vere e non considerati per ciò che semplicemente erano: gente veneta, gente italiana.
Arrivo al dunque, dopo le doverose premesse: che anche Verona si doti di un Monumento agli Esuli di Istria Fiume e Dalmazia, a perenne ricordo della loro tragedia e del loro sconfinato amore per la propria Terra: l’Italia!
Mi farò promotore in questi giorni per la nostra amministrazione affinché si possano porre le basi per arrivare a questa sacrosanta conclusione.
Andrea Miglioranzi

Il Corriere di Verona - Domenica 8 Febbraio 2009 - Anno VIII Numero 33 - Pagina 3

Il pestaggio La polemica
Tosi e quella «pena esemplare»
Miglioranzi: «Più equilibrio»
Nuovo botta e risposta con Filippi (Siulp). «Il sindaco scarica chi lo ha eletto»

VERONA – La replica alla replica è arrivata. Ci sono poche certezze, in una città come Verona. Ma quelle poche sono assolutamente nitide. E una di queste è che gli «affronti» non si lasciano mai cadere. Se l’imperativo è non alzare i toni, a Verona si può stare certi di una cosa. I toni si alzano. Eccome. E le polemiche su quanto accaduto in Piazza Viviani e sugli arresti per quel pestaggio non fanno eccezione. Due i fronti di quella polemica che nessuno – a dichiarazioni ufficiali – vorrebbe, perché «alimentano» quel clima intollerante che qualcuno fa proprio.
Ma dalla quale, in realtà, nessuno sembra in grado e sembra avere la voglia di astenersi.
Tosi e la destra radicale
A partire dal sindaco, Tosi, che all’indomani degli arresti per il pestaggio aveva chiesto pene esemplari per gli autori. A contestare quella dichiarazione è stata la dirigenza provinciale della Fiamma Tricolore. Partito di cui fa parte Andrea Miglioranzi, che in consiglio comunale è il capogruppo della lista che porta il nome del sindaco. «Ci dispiace – hanno detto Alessandro Castorina e Luca Zampini – dover leggere le dichiarazioni di Tosi tante volte da noi apprezzato che reclama “pene esemplari” come fossimo nel Far West o che lui stesso si senta vittima di quel ruolo da sceriffo che gli altri gli hanno cucito addosso».
Concetto ripreso anche da alcuni avvocati degli otto arrestati per il pestaggio. Lui, lo «sceriffo», a quelle critiche risponde. «La posizione dell’amministrazione comunale nei confronti degli otto arrestati per l’aggressione di Piazza Viviani non è affatto eccessiva; sarà la magistratura ad accertar le singole responsabilità, ma per me sono comunque gravi quelle sia di chi l’ha colpita che di chi, presente al fatto, non ha né fermato i picchiatori né li ha denunciati alla magistratura che evidentemente ha potuto raccogliere elementi importanti a loro carico. In ogni caso, dato che tutti o quasi gli inquisiti erano a conoscenza dell’accaduto e dell’identità dei suoi protagonisti, avrebbero dovuto costituirsi o denunciare i responsabili». Ma i mal di pancia, per le dichiarazioni di Tosi, in quella destra radicale che lo ha sostenuto è inutile negare che ci siano. «Noi della Fiamma- commenta il suo capogruppo Andrea Miglioranzi – siamo sempre stati garantisti e aspettiamo l’esito del processo. La critica al sindaco è una sola, quella che poteva mantenere una posizione più equilibrata. Da quando è stato eletto ha sempre cercato un equilibrio, ma in questo caso forse ha assunto una posizione un po’ forte. Liberissimo di farlo, per carità, come libera la Fiamma Tricolore di non condividere. Tutto qui».
Ma quello «amico» non è l’unico fuoco da cui Tosi si deve guardare.
La polemica con il Siulp
C’è anche l’altro fronte della polemica, quello sull’utilità dei militari a Verona, portato avanti dai sindacati di polizia e in primis da Silvano Filippi, segretario regionale del Siulp. Non vanno neanche più di fioretto, Tosi e Filippi. «Tutti i cittadini di buon senso hanno capito che quella notte in Piazza Viviani se non fosse passata quella pattuglia mista esercito-carabinieri, l’aggressione del branco alla ragazza avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che quel episodio, anche da solo, basterebbe a dimostrare l’utilità dell’impiego dell’esercito a supporto delle forze dell’ordine. Tutti con una eccezione: Silvano Filippi». Stretto giro di posta per la replica alla replica: «Negli ultimi mesi il sindaco di Verona si è dimostrato molto abile a dismettere i panni del lupo ed a travestirsi da agnello – commenta Filippi – Ha scaricato via via molti di quanti lo avevano accompagnato nelle sue cavalcate elettorali. Pesi che lui oggi evidentemente ritiene scomode zavorre. Se un sindacato di polizia e i suoi rappresentanti, che questo mestiere lo fanno per campare, si permettono di mettere in discussione l’opportunità di impiegare i militari, stigmatizzando un intervento che nella migliore delle ipotesi è stato “lacunoso”, allora la cosa non va più bene. Se poi si scopre che quegli impreparati militari percepiscono pure 500 euro netti al mese in più dei poliziotti, con premio ulteriore aggiuntivo di 15 ore di straordinario al mese, hanno o non hanno diritto i sindacalisti dei poliziotti, che ogni mese invece di ricevere lo straordinario se lo vedono tagliare, di incavolarsi?».
Casapound e la Chimica
Ma non è finita qui. Il tutti contro tutti verbale implica anche un’altra replica. Quella di Casapound, vale a dire destra radicale, contro La Chimica che aveva liquidato come patetico «il tentativo di rifarsi una verginità da parte dei movimenti dell’estrema destra veronese». «Accusarci di esser “patetici” - rispondono gli attivisti – sicuramente non è un buon modo di far tornare la situazione in una fase di tranquillità. Ricordiamo che nemmeno un mese fa “qualcuno” ci ha messo un ordigno esplosivo nella nostra sede con due militanti dentro e ora sempre “qualcuno” ci chiama patetici. Come in quell’occasione rispondiamo che noi facciamo politica e della guerra tra ragazzi della via Pal non ci interessa. Dopo l’attentato abbiamo dichiarato che questi “qualcuno” si combatto no con l’indifferenza. Lo ribadiamo. Per noi non esistono». Ma intanto gli rispondono, come fanno tutti con tutti…Angiola Petronio

L'Arena - Martedì 17 Febbraio 2009 - Pagina 14

SPORT E POLITICA. Prosegue il dibattito
I Verdi e Casali (Fi): no allo stadio nuovo

Il consigliere: «Investire 1,3 milioni per sistemare il Bentegodi». Magagna: «Temo speculazioni»
Mentre in giunta prosegue la discussione sull’opportunità di costruire un nuovo stadio al posto del Bentegodi, che ha bisogno di costosi interventi di manutenzione, fra i consiglieri comunale della maggioranza c’è chi le conclusioni le ha già tirate. «Spendere un milione e 300mila euro per mettere a posto una struttura che ne vale 30 volte di più», commenta Stefano Casali, del Pdl, «è cosa da ordinaria manutenzione per un Comune come il nostro che non ha certo difficoltà a reperire queste risorse». E a chi nei giorni scorsi ha ventilato la possibilità di indire un referendum sul nuovo stadio, Casali replica: «C’è un Consiglio comunale eletto dai cittadini e, viste le prese di posizione che ci sono state, da ultime quelle di Miglioranzi della Lista Tosi, della Fiamma Tricolore, Valdegamberi dell’Udc e Comencini di Forza Italia, la questione è chiusa. Sono contento che nella maggioranza siamo in tanti a pensare che le priorità per Verona siano altre. In questo momento», conclude, «un nuovo stadio è l’ultima cosa da fare».
Anche i Verdi bocciano l’idea di demolire e ricostruire altrove il Bentegodi. «Fatti due conti a ciascuno dei 250 mila veronesi, compresi i neonati», afferma Claudio Magagna, presidente del Sole che ride, «il quarto Bentegodi verrebbe a costare circa 250 euro». Per gli ambientalisti il sospetto che ci siano mire speculative è forte. «A Verona c'è un aspetto particolare», afferma Magagna, «e riguarda il valore di piazzale Olimpia, come nuova area residenziale, o meglio immobiliare, come Verdi quindi proponiamo che qualsiasi azienda edile o immobiliare che potrà intervenire su questo spazio cittadino dovrà liquidare il mezzo milione di lire già sborsato dai veronesi per le varie ristrutturazioni del Bentegodi. Inoltre chi costruirà il nuovo stadio, dovrà pagare, ai veronesi, gli oneri per la mancata tutela della loro salute, ma anche la svalorizzazione delle loro proprietà immobiliari, nel caso l'opera sia realizzata nel parco della Spianà».E.S.

TARGET online - http://www.targetnotizie.it - Martedì 10 febbraio, ore 14

Giornata del ricordo: il 25 incontro all'Auditorium
Oggi si celebra in Italia la Giornata del Ricordo. A Villafranca lo si farà mercoledì 25 febbraio (ore 20.30, Auditorium comunale) con un incontro col professor Marco Pirina, storico, studioso e fondatore del Centro Studi e Ricerche Storiche "Silentes Loquimur". Al mattino, invece, Marco Pirina incontrerà nella sala consiliare del municipio consiglieri, giunta ed autorità.
«Parlare oggi delle vittime delle Foibe - sottolinea il promotore Massimo D'Alto, consigliere comunale e presidente della Commissione Cultura - significa donare finalmente dignità a migliaia di innocenti italiani caduti vittime dell´odio folle di un'aberrante ideologia. Ricordare l´esodo di 350.000 italiani d´Istria, Fiume e Dalmazia è un profondo gesto d´amore verso la Patria e i nostri connazionali troppo in fretta dimenticati e ripudiati. Ho chiesto quindi all'amministrazione comunale di attuare tutte le iniziative per celebrare con il dovuto rispetto la Giornata del Ricordo».

L’Arena - Venerdì 6 Febbraio 2009 - Anno 144 Numero 36 - Pagina 9

APPELLO. I politici auspicano che questi episodi non si ripetano più
«Gettano fango su tutta la città»
Papadia: «Risposta che la città attendeva»
Miglioranzi: «Mancano prospettive e ideali»

Soddisfazione e plauso alla magistratura, ma anche un appello affinché fatti del genere non si ripetano più. È il commento di capigruppo consiliari di maggioranza sugli arresti legati al pestaggio di piazza Viviani. «Aldilà della dinamica dell’episodio e dei soggetti coinvolti, su cui ovviamente non si può interferire e bisogna attendere l’esito del lavoro della magistratura, sul piano politico e sociale non può esserci alcuna comprensione per chi, con atteggiamenti del genere, getta fango su una città già da troppo tempo vittima di strumentalizzazioni nazionali», spiega Ciro Maschio, capogruppo di Alleanza nazionale.
«In Consiglio comunale», prosegue Maschio, «siamo rimasti tutti stupefatti dal fatto che, a così breve distanza di tempo dal caso di Nicola Tommasoli, qualcuno abbia ancora l’incoscienza, non solo dal punto di vista etico ma anche solo della prudenza, da non capire che azioni del genere non vanno più compiute».
Salvatore Papadia, capogruppo di Forza Italia, fa notare come «la città aspettava una risposta forte e la magistratura ha lavorato in silenzio, come le si addice, ottenendo il risultato di assicurare al la giustizia queste persone, che nel gruppo trovano la forza per intimorire gli altri e compiere atti di violenza. È la risposta che la città si attendeva».
Il capogruppo della Lista Tosi Andrea Miglioranzi, esponente della Fiamma Tricolore, sottolinea che «fino a quando saranno in corso le indagini non bisogna sbilanciarsi troppo nei commenti. Peraltro, se sono state arrestate vuol dire che quelle persone vengono ritenute gli autori materiali di quella rissa. Aggiungo che avrei dei grossi dubbi nel parlare di persone vicine a certi ambienti politici, perché chi fa politica davvero si muove su un altro piano. Qui siamo di fronte a una mancanza di prospettive e di ideali».
Miglioranzi aggiunge però che «adesso, visto che comunque la questione si è risolta o si sta risolvendo, attendiamo che la Procura faccia luce su tutte le esplosioni dinamitarde degli ultimi anni. Vogliamo una risposta a tutti i livelli, come auspica il sindaco». E.G.

Il Corriere di Verona - Sabato 7 Febbraio 2009 - Anno VIII Numero 32 - Pagina 2/3

L’antagonismo Le critiche della Fiamma. La Chimica: patetici
Bufera nella destra radicale
Tutti contro il sindaco
E Forza Nuova attacca Miglioranzi

VERONA – I toni non si abbassano. Anzi. Volano le parole. Si preparano gli «effetti» politici. Si disegnano ritorni di…fiamma tra chi si era allontanato e ora si sta riavvicinando.
Ridisegna la mappa della destra radicale e dei suoi appoggi politici, la vicenda di piazza Viviani.
E quelle che potevano sembrare posizioni granitiche cominciano a far intravedere segni di sgretolamento. Mentre s’inasprisce la fronda dell’antagonismo. «Vogliamo essere una voce fuori dal coro» hanno detto ieri Alessandro Castorina, segretario provinciale della Fiamma Tricolore e Luca Zampini, componente del direttivo del partito.
E il loro acuto, non c’è dubbio, è sentito.
Anche perché la parata arriva - tra gli altri – anche contro il sindaco. Già, Flavio Tosi, «reo» di aver condannato a priori gli arrestati e gli indagati di piazza Viviani. Il «loro» sindaco. Quello che di un esponente di Fiamma Tricolore – Andrea Miglioranzi – ha fatto il capogruppo in consiglio comunale della lista che porta il suo nome. Lo stesso Miglioranzi che – sempre per le sue dichiarazioni sul pestaggio – viene accusato, per nulla velatamente, dal segretario e dirigente nazionale di Forza Nuova Yari Chiavenato. «Un contesto di tensione – lo bolla Chiavenato – creato ad hoc dai media e da alcuni politici all’evenienza amici dei tifosi ultrà e degli ambienti della destra radicale».
«J’accuse» assolutamente pesanti e distanti. Che però si muovono all’unisono quando si parla degli arresti di Piazza Viviani. «Da sempre estranei a tentazioni forcaiole e giustizialiste, tanto in voga oggi, e ben rappresentate da una “destra” a noi poco congeniale – hanno detto gli esponenti della Fiamma – in qualità di garantisti convinti per esperienze maturate in prima persona e pagate direttamente sulla nostra pelle, vogliamo a tal proposito invitare organi d’informazione e politici tutti ad un maggior equilibrio e a rispettare la presunzione d’innocenza degli indagati, fin tanto che non sarà acclarata la loro eventuale colpevolezza in sede processuale». La corrispondenza di politici sensi arriva da Chiavenato. «Come dovrebbe consigliare il buon senso e la nostra Costituzione finché non vi è una sentenza di condanna definitiva gli arrestati sono da ritenere “presunti innocenti”. Tuttavia l’opinione pubblica e le istituzioni politiche hanno già emesso nei loro confronti un giudizio di colpevolezza, dopo un processo popolare, chiedendo una cosiddetta pena esemplare». La Fiamma «salva» giusto Miglioranzi e il presidente della quinta circoscrizione Fabio Venturi per le considerazioni dopo l’arresto. «Non difendiamo a spada tratta gli accusati – hanno precisato Castorina e Zampini – Chi sbaglia è giusto che paghi. Ma questi devono ancora essere condannati. Deve essere il tribunale a giudicare. Nessun altro, neanche il sindaco. Era proprio con questo spirito che avevamo organizzato la manifestazione del dicembre 2007 a cui Tosi aveva preso parte. Non possono essere stati in venti, tra arrestati e indagati, ad aver tirato il pugno col portacenere. Quando verrà fuori che qualcuno non c’entra chi lo ripagherà di quello che è stato detto in questi giorni?». Parlano per esperienza, gli esponenti della Fiamma. La galera l’hanno fatta anche loro, prima di essere prosciolti da ogni accusa. «L’episodio è stato trattato in maniera squilibrata, dovrebbe essere solo la procura a occuparsene». Eppure proprio loro danno la colpa del clima che regna su Verona a quell’istituzione. Alla «gestione precedente».
A quel Guido Papalia che li ha incarcerati, indagati, processati. Per nulla. «Per colpa di quel sistema – dicono – molte persone si sono allontanate dai partiti come il nostro, diventando dei “cani sciolti” che non hanno in realtà nessuna ideologia». Rimbalza Chiavenato: «La pena non deve essere dettata da un sentimento soggettivo o dalla voglia di apparire integerrimi per accaparrarsi le simpatie o qualche voto in più».
Forza Nuova è il partito che ha candidato uno degli arrestati per l’aggressione di Piazza Viviani e due degli accusati dell’omicidio di Nicola Tommasoli. Di quello Chiavenato non parla. «Non sono sicuramente questi i reati per chiedere una pena esemplare – dice – Sono gli stupri, le rapine, le violenze contro i bambini, lo spaccio di droga e via dicendo».
Rivendica che non si indaghi equamente la Fiamma Tricolore. «Per gli attentati contro di noi, per le aggressioni non solo non c’è nessuno in carcere, ma neanche nessun indagato. Le aggressioni come Piazza Viviani sono figlie del momento. Le bombe contro di noi, gli accoltellamenti, sono studiate a tavolino. Facile farsi belli con gli arresti dei primi…».
La destra radicale che inchioda Tosi al suo passato. E la sinistra antagonista che li crocefigge entrambi. Che vorrebbe alzare il velo. E che smazza senza fare differenze.
«Il tentativo di rifarsi una verginità da parte dei movimenti dell’estrema destra veronese è così evidentemente patetico – denunciano La Chimica e il circolo Pink – che farebbe quasi sorridere, se non fosse per la scia di sangue che i “brai butei” si sono lasciati alle spalle. La tragedia sembra trasformarsi in farsa con le dichiarazioni di chi come Flavio Tosi, tradizionalmente vicino agli ambienti dell’estrema destra cittadina, a braccetto con loro a presidi e cortei da tempo immemore, li scarica chiedendo pene esemplari. Ma forse sono solo casi isolati. Che non c’entrano niente con le magliette “Nel dubbio mena!” vendute dall’innocua birreria Cutty Sark o con le mazze tricolori che i loro epigoni romani hanno utilizzato a Piazza Navona contro gli studenti dell’Onda. Che non c’entrano niente con Forza Nuova e le sue candidature. Ed è strano, perché dove son presenti loro le aggressioni e i fatti di sangue si moltiplicano. Forse questa città starebbe molto più tranquilla se i loro “innocui” covi venissero chiusi. Se la giunta comunale non andasse a braccetto con loro alle manifestazioni».
Sta a vedere che si arriva al punto d’incontro. Che gli estremismi – fandonia culturale spacciata da diversi anni – si possono incontrare. E che su una cosa – o meglio una persona – per una volta Fiamma Tricolore, Forza Nuova e sinistra antagonista s’incontrano. Che il sindaco Tosi questa volta ha giocato allo scaricabarile. An. Pe.

L’Arena - Sabato 7 Febbraio 2009 - Anno 144 Numero 37 - Pagina 13

VISTI DA DESTRA. Intervento di Fiamma Tricolore sugli otto arrestati
«Un linciaggio mediatico in atto»
Fiamma Tricolore, si dichiara garantista per gli otto arrestati nel caso di piazza Viviani. «Di fronte a questo linciaggio mediatico cui sono sottoposti gli otto ragazzi accusati del pestaggio di piazza Poste, riteniamo porre l'attenzione sul fatto che non c'è ancora una sentenza definitiva e che tutto è ancora da verificare», dice Alessandro Castorina, segretario provinciale di Fiamma Tricolore che subito dopo precisa: «Con questo non stiamo difendendo a spada tratta gli accusati e anzi riteniamo che chi sbaglia deve pagare e deve essere assicurato alla giustizia, ma questo scatenarsi di forze politiche nei confronti dei ragazzi, prima ancora che vengano condannati, ci sembra assurdo e ingiusto».
Luca Zampini, della dirigenza provinciale, aggiunge: «Anche le dichiarazioni da parte del primo cittadino ci lasciano perplessi, Tosi sbaglia a chiedere pene esemplari, dovrebbe invece chiedere equità ed equilibrio che è quello che davvero manca e che avevamo chiesto con la nostra manifestazione, la stessa cui lui prese parte».
Zampini e Castorina attaccano il lavoro della questura e della magistratura sostenendo: «Questo fatto è figlio del momento, non è un piano progettato a tavolino come invece altri di cui i nostri militanti sono stati vittima», dice Castorina. «Esiste uno squilibrio palese nelle indagini che non diciamo non siano state fatte, ma che di certo hanno portato a zero risultati quando si trattava degli attacchi dinamitardi o fisici ai nostri danni», conclude Zampini, «squilibrio che crea necessariamente solo altra tensione». G.C.

D-News - Anno 2 Numero 20 - Martedì 3 Febbraio 2009 - Pagina 12

Salute Le associazioni: in Lessinia distribuiti questionari per individuare la sindrome di iperattività dei bambini
«Stop ai test nelle scuole sull’Adhd»
Cittadinanzattiva e Comitato per i diritti: autovalutazione senza valore scientifico, gli psicofarmaci non vanno dati su quella base.
Anche a Verona sbarcano i test per la diagnosi della sindrome da deficit di attenzione e da iperattività, ovvero la malattia dei bambini (ma qualcuno contesta che sia tale) che già negli Usa (sotto l’acronimo di Adhd) ha aperto la porta alle cure con farmaci assai controversi, in testa il famoso Ritalin. L’allarme arriva da Tribunale per i diritti del malato, Cittadinanzattiva e Comitato dei cittadini per i diritti umani: nelle scuole elementari della Lessinia, dal giugno scorso, sono stati introdotti dei test di valutazione sui bambini da effettuare attraverso i genitori e gli insegnanti, senza - questo è l’allarme e il racconto dei fatti delle associazioni - una parallela “guida” da parte di psichiatri. E questo nonostante il recente divieto del Ministero dell’Istruzione di somministrare test o questionari nelle scuole, e la presa di posizione analoga della Regione. il timore delle associazioni è che test simili si trasformino in una porta aperta per la somministrazione di farmaci (appunto come il Ritalin) i cui effetti sono da tempo oggetto di critiche. La denuncia è stata fatta propria anche dal consigliere della lista Tosi Andrea Miglioranzi, autore in merito di una mozione che andrà ai voti nel consiglio di giovedì.

Rischio a Verona
Mozione di Miglioranzi (Lista Tosi) per verificare eventuali casi in città
«I test sono stati distribuiti nelle scuole del comprensorio di Boscochiesanuova - spiega il segretario regionale di Cittadinanzattiva, Flavio Magarini - sulla base di un progetto del Dipartimento dipendenze dell’Ulss 20 di Verona, nel giugno scorso, mirato a individuare casi di deficit di attenzione e iperattività nei bambini delle elementari. La modalità dei test (comunque facoltativi, ndr), dei cui risultati ad oggi non si sa nulla, prevede che i genitori diano delle risposte a questionari preparati sul livello di attenzione del bambino, li consegnino in busta agli insegnanti che poi devono effettuarne un altro sempre sullo studente, e poi spedire all’Ulss una busta con il nome dell’alunno, in barba alla privacy». Gli fa eco Giovanni Rampazzo, portavoce del comitato per i diritti umani: «Siamo contrari, la scuola non può essere un centro di screening. E poi, chi determina il punteggio oltre il quale un bambino viene considerato affetto dalla sindrome Adhd? Non è dato saperlo». Le associazioni chiedono che i test venano restituiti ai genitori, con allegata la lettera della Regione che toglie alle scuole il ruolo di centri per lo screening. Sul fronte politico, Miglioranzi chiede che il Comune verifichi se anche in città siano attivi controlli simili. Giovanni Salvadori

Malattia e cure da anni oggetto di critiche e dubbi
Il disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (acronimo in inglese, Adhd) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione e iperattività motoria che può impedire il normale sviluppo dei bambini. La somministrazione come cura di farmaci come il Ritalin o succedanei è oggetto di critiche per i presunti effetti collaterali.

L’Arena - Anno 144 Numero 33 - Martedì 3 Febbraio 2009 - Pagina 16

ISTRUZIONE E SALUTE/2 Mozione in Consiglio sull’iniziativa volta ad individuare eventuali disturbi comportamentali
Bimbi iperattivi e psicofarmaci
«No al questionario in classe»

Appello contro i test diffusi dall’Ulss 20 in alcuni istituti
Si muove anche il Consiglio comunale per porre uno stop ai test distribuiti in scuole elementari fra genitori e maestri degli alunni sullo stato psichico dei bambini, finalizzati a individuare disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome Adhd) come iperattività e disattenzione. Indagini che potrebbero determinare l’indicazione di somministrare psicofarmaci come il Ritalin o affini.
Il capogruppo consiliare della Lista Tosi, Andrea Miglioranzi, è primo firmatario di una mozione, sottoscritta da 25 consiglieri, che invita appunto la Giunta a disporre l’immediata sospensione dei test psicologici — già avviati dall’Ulss 20 di Verona nelle scuole dell’istituto comprensivo di Boscochiesanuova, comprendente anche Roverè, Velo e Cerro — qualora si riscontrasse che sono stati introdotti anche in scuole cittadine.
Il documento è stato composto da Miglioranzi anche sulla scia della mobilitazione di Cittadinanzattiva onlus Verona e dal Comitato dei cittadini per i diritti umani onlus Verona che hanno sottoscritto l’appello «Perché non accada anche in Italia», con cui si chiede di attuare forme di protezione legale per impedire che ai bambini affetti da Adhd siano somministrati psicofarmaci. La mozione prende atto inoltre del fatto che la commissione Sanità del Consiglio regionale sta lavorando a una proposta di legge che stabilisca di interpellare le famiglie prima di una eventuale somministrazione di Ritalin o medicinali simili.
La mozione impegna inoltre la Giunta a sensibilizzare genitori di bambini e adolescenti sui possibili abusi nel somministrare psicofarmaci, coinvolgendo associazioni, famiglie e scuole di competenza comunale, «al fine di tutelare il diritto alla salute dei minori». Si invita inoltre il Comune ad attivarsi presso la Regione affinché continui a monitorare l’uso di quegli psicofarmaci e attui le linee guida per curare i disturbi psichici di bambini e adolescenti, ma solo attraverso operatori del settore.
Flavio Magarini, di Cittadinanzattiva, e Giovanni Rampazzo, del Comitato dei cittadini per i diritti umani, chiedono l’applicazione della circolare 4226/P4 del ministero dell’Istruzione che impone ai direttori generali degli uffici scolastici regionali il divieto di somministrare test sullo stato psichico ed emozionale degli alunni all’interno delle scuole. «Per come sono formulati riteniamo che questi test non abbiano valore scientifico», dicono i due esponenti, «e vorremmo sapere dove sono i test effettuati in Lessinia. Quanti agli psicofarmaci, negli Stati Uniti hanno provocato morti e disturbi gravissimi nei bambini, come varie forme di allucinazioni».
La mozione impegna infine l’amministrazione ad attivarsi per sostenere leggi che prevedano il consenso informato dei genitori sui test, che vietino di somministrare indiscriminatamente nelle scuole i test, e a monitorare e valutare i trattamenti con psicofarmaci somministrati. E.G.

L'Arena - Venerdì 30 Gennaio 2009 - Anno 144 Numero 29 - Pagina 12

Assemblea
«E la Fiamma «arruola un Savoia»
Vuole aprirsi a chi condivide il suo progetto. Vuole una svolta. La Fiamma Tricolore riaccende le braci. E aggancia anche un Savoia, il principe Emanuele Filiberto, nipote dell’ultimo re d’Italia. Ci sarà anche il suo portavoce, Filippo Bruno di Tornaforte, dell’associazione Valori e Futuro, domani, alle 16, alla sala congressi dell’hotel San Marco, in via Longhena 43 (stadio), all’assemblea «Quale futuro per il Movimento sociale Fiamma Tricolore?», organizzata dal partito che in Comune è nella Lista Tosi, con il capogruppo consiliare Andrea Miglioranzi.
Il capogruppo, con il segretario provinciale della Fiamma, Alessandro Castorina, e con l’altro esponente della Fiamma, Luca Zampini, illustra l’assemblea a cui interverranno associazioni, categorie, dirigenti provinciali, regionali e nazionali della Fiamma e rappresentanti istituzionali di altri partiti. Aderisce anche lo scrittore e conduttore tv Pietrangelo Buttafuoco. Coordinerà Miglioranzi. Relazione finale di Piero Puschiavo, coordinatore regionale del Veneto e responsabile nazionale della linea politica, che annuncerà le strategie, anche in vista delle elezioni. E.G.

L’Arena - Domenica 1 Febbraio 2009 - Anno 144 Numero 31 - Pagina 10

ASSEMBLEA. Puschiavo si candida leader
Il tavolo dei relatori all'assemblea di ieri
Fiamma Tricolore punta al rilancio della destra
«C'è da riempire un vuoto» Bellazzi: «Ribaltare tutto»

Il rilancio di Fiamma Tricolore parte da Verona. Ieri, nell'assemblea promossa dal consigliere comunale Andrea Miglioranzi, il coordinatore regionale del Veneto e responsabile nazionale della linea politica, Piero Puschiavo, ha lanciato la sua candidatura alla segreteria nazionale con l'idea di «rilanciare e svecchiare la mentalità del partito per seguire con ponderato vaglio certe situazioni politiche che si stanno creando ricavandoci degli spazi per poi saperli occupare con sano pragmatismo».
Miglioranzi ha poi chiesto allo stesso Puschiavo di «non programmare alleanze solo a fini elettorali ma su basi concrete di programmazione e di persone», mentre l'eurodeputato Roberto Fiore ha auspicato una «alleanza tra Forza Nuova e Fiamma tricolore che possa nei prossimi mesi riempire il vuoto che si è creato a destra del Pdl, un vuoto delle periferie e della piccola borghesia soffocata dalle banche e di ideali in politica estera».
Una assemblea affollata e calorosa, pronta all'applauso ad ogni sottolineatura degli ideali della destra sociale, alla quale erano presenti rappresentanti di varie correnti, più o meno estreme. Da Forza Nuova agli ambienti giovanili della destra radicale, da Casapound ai consiglieri comunali e assessori di An e Lega.
Presenti infatti Paolo Paternoster, presidente Amia, Massimo Mariotti di Amt, l'assessore comunale Vittorio Di Dio, il vicepresidente del Consiglio Gianluca Fantoni, l'ex senatore Paolo Danieli e diversi consiglieri comunali e circoscrizionali, tra cui il presidente della quinta Fabio Venturi (Lega). Colorito l'intervento dell'avvocato Luigi Bellazzi, che ha invitato il «camerata Puschiavo a ribaltare la baracca della Fiamma tricolore».G.C.

Il Corriere di Verona - Domenica 1 Febbraio 2009 - Anno VIII Numero 27 - Pagina 8

L’assemblea
Appello di Fiore alla Fiamma
«Corriamo insieme alle prossime europee»

VERONA-L’occasione per l’annuncio è stata ieri, l’assemblea della Fiamma Tricolore all’hotel San Marco. Tra gli invitati anche il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, che nel suo intervento ha lanciato ai padroni di casa una proposta di alleanza, «un messaggio di cameratismo e amicizia» l’ha definito. «È ora di finirla – ha detto Fiore – di farci concorrenza: propongo di unirci per colmare il vuoto a destra del Pdl e a sinistra del Pd». Applausi dalla base, reazione un po’ più freddina da parte dei vertici di Fiamma, con il consigliere comunale Miglioranzi sorpreso dalla mano tesa del partito di Fiore: «È una cosa da valutare, di sicuro non ne avevamo mai parlato prima». In tutti i casi un’ipotesi da non scartare a priori in vista di una possibile soglia di sbarramento del 4 per cento alle elezioni. Tralasciando le europee per guardare alle provinciali, è più probabile che Fiamma corra a fianco della Lega più che di Forza Nuova. La conferma arriva proprio dallo stesso Miglioranzi, eletto a palazzo Barbieri tra le fila della Lista Tosi: «L’unica ipotesi, per il momento, resta quella di schierarci con la Lega e con Flavio Tosi. Entro tre settimane scioglieremo la riserva». Dal summit, poi, l’annuncio che Piero Puschiavo, coordinatore nazionale della Fiamma, si candiderà alla segreteria nazionale (ora in mano a Luca Romagnoli) «per svecchiare la mentalità del partito».

L'Arena - Anno 144 Numero 22 - Venerdì 23 Gennaio 2009 - Pagina 15

SANITÀ E COSTI. Denuncia dei consumatori
«Scorretto far pagare i ticket a chi ne è esente»
Nel mirino della Regione alcuni laboratori di analisi
I laboratori di analisi convenzionati che fanno pagare le prestazioni anche alle persone che per età, basso reddito o perché disabili o affetti da gravi patologie ne sono esenti, agiscono in modo «non corretto». E neppure in modo «conforme alle regole di buona fede». Un comportamento «tanto più censurabile» in quanto colpisce «le persone più deboli». La durissima presa di posizione, arrivata dopo la denuncia della sezione veronese di Sos consumatori e del capogruppo della Lista Tosi, Andrea Miglioranzi, è della Regione Veneto. Sull’argomento da Venezia è arrivata in questi giorni una lettera ai direttori generali e ai responsabili degli uffici convenzioni delle Ulss.
Nella nota si spiega che «si è avuta notizia che alcune strutture accreditate per l’erogazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, nelle specie di laboratorio, negano agli utenti esenti l’erogazione di prestazioni anche essenziali». E informa che all’assistito esente «verrebbe proposto di eseguire la prestazione pagando l’intera tariffa o per lo meno l’importo del ticket o, addirittura, prospettando una tariffa agevolata. Diversamente l’utente deve rivolgersi altrove». Tale comportamento di qualche laboratorio privato viene giustificato con il fatto che la struttura avrebbe già raggiunto il tetto di spesa assegnatole e quindi non avrebbe più fondi. Nella lettera del dirigente regionale si sottolinea la mancata informazione ai direttori generali delle aziende Ulss «per concordare azioni e comportamenti a tutela degli utenti che si servono del servizio sanitario regionale».
La condanna della Regione è senza appello. «Non è conforme alle regole», sottolinea, «che la struttura accreditata alla fine di novembre-inizio dicembre non esegua le prestazioni richieste, creand! o un diffuso disservizio e imputando alle scelte dell’Amministrazione pubblica tale disagio, conseguenza, invece, di una non adeguata organizzazione».
A denunciare la situazione erano stati Miglioranzi, capogruppo della lista Tosi, e Roberto Raggi, presidente dell’associazione Sos consumatori, che ha sede in via Poloni 14.
Sulla questione era intervenuto anche l’assessore regionale alla Sanità, Sandro Sandri, che si era detto «molto amareggiato», parlando di «mancato rispetto dei patti e di forma inaccettabile di pressione sulla Regione a danno dei cittadini». E.S.

D-News - Anno 2 Numero 12 - Giovedì 22 Gennaio 2009 - Pagina 8

Ordigno a Casa Pound Destra e sinistra radicale: l’opposta lettura del clima pesante dopo l’ultimo episodio
Violenza, notte che non finisce mai
Alessandro Castorina (Fiamma tricolore): «Piazza Viviani o Corte Leoni, follia momentanea. Contro di noi invece premeditazione, ci si muove per colpire».
Laura Lorenzini
Verona
«Le teste calde vanno isolate. Sia quelle di piazza Viviani e diCorticella Leoni, sia quelle che hanno messo l’ordigno a Casa Pound. Però contro i militanti di destra c’è la premeditazione, il gruppo che parte da casa con ordigni deciso a colpire. Nell’altro la violenza è una follia momentanea, che scaturisce da balordi che agiscono estemporaneamente ». Così parla Alessandro Castorina, segretario provinciale della Fiamma tricolore e titolare del negozio Camelot danneggiato tre volte, all’indomani della bomba carta lanciata lunedì notte da ignoti contro la sede di Casa Pound, circolo culturale dell’estrema destra di via Poloni, a Valverde. Danni alla vetrata e alla serranda ma nessun ferito: i due giovani che si trovavano all’interno, tra cui Marcello Ruffo, responsabile di Casa Pound Veneto, sono rimasti illesi. Fazioni opposte L’episodio, ammettono gli esponenti della destra estrema,si inserisce in un clima caldo tra fazioni opposte, di provocazioni, insofferenze e odi mai sopiti da una parte e dall’altra. Fascisti e antifascisti come nei tempi bui degli anni ’70. La colpa,secondo Castorina, è di una magistratura che dalla fine dei ’90 in poi ha colpito solo da una parte, «fomentando l’odio e la ribellione di chi si è visto impossibilitato a fare politica, pena i processi o il carcere». Perché nei vent’anni precedenti, dice lui, gli estremismi opposti hanno convissuto a Verona senza che ci fosse nessuno episodio di intolleranza. «Ognuno stava nei propri ritrovi senza pestare i piedi agli altri. Poi è arrivato il procuratore Papalia e ha iniziato un’operazione certosina nei confronti dei gruppi della destra radicale. Io e altri 22 membri del Fronte Veneto Skinhead siamo finiti sotto processo. Mi sono fatto quindici giorni al Campone, sbattuto in prima pagina. Tutti prosciolti quindici giorni fa. È stato allora che molti giovani sono diventati cani sciolti, arrivando a compiere azioni deprecabili. E dall’al tra parte sono iniziate le rappresaglie. Bombe carta contro le vetrine, pugni e una coltellata a un nostro militante, scritte, gomme bucate. Io avevo avvertito che ci sarebbe scappato il morto. E così è stato». Dopo il caso Tommasoli, poco sembra cambiato. Il centro resta in mano a teste rasate e ultras, Veronetta è il regno dei giovani di centri sociali e sinistra critica. Dove, dicono alcuni ragazzi che frequentano il Malacarne, si aggirano militanti neri in cerca di rissa. C’è una via di uscita? «Su tanti temi, come la casa e pure gli immigrati, la pensiamo nello stesso modo della sinistra critica. Ma quando ci vedono, loro alzano il pugno e ci chiamano fascisti e xenofobi. Sono disponibile a un tavolo sulle violenze, ma nel rispetto reciproco. Lasciando stare i morti di Salò e il fascismo». Una lettura dei fatti bocciata da Fiorenzo Fasoli, segretario di Rifondazione comunista: «Sulla premeditazione, il gruppo di ultras della curva Sud non ne ha bisogno, visto che ha un atteggiamento violento permanente. È il loro modo di essere che è così. Ovunque siano, allo stadio o quando vanno a bere il bicchiere di vino, loro si comportano con prepotenza perché devono prevaricare gli altri e marchiare il territorio. Aggiungo poi che la loro violenza e intolleranza ha condotto a morti e feriti, mentre dall’altra parte al massimo c’è stato qualche vetro rotto. Anche se, va detto, chi ha lanciato la bomba carta è uno scellerato e va punito». Prima di parlare di incontri pacificatori, conclude Fasoli, la destra estrema deve fare un passo indietro: «Ricomincino ad abbassare i toni e a restituire il centro alla città, senza che chi ha i capelli lunghi o il piercing rischi la pelle. Solo dopo si potrà iniziare a discutere».
N.B. L'articolo qui riportato, per le modalità in cui è stata rilasciata l'intervista, presenta delle imprecisioni, la più macroscopica delle quali è laddove viene riportata la frase "Su tanti temi, come la casa e pure gli immigrati, la pensiamo nello stesso modo della sinistra critica." dove al posto di immigrati devesi leggere "politica estera" in quanto è evidente che ben difficilmente le nostre posizioni potrebbero coincidere con quelle della sinistra in tema di immigrazione.

D-News - Anno 2 Numero 11 - Pagina 8 - Mercoledì 21 gennaio 209

Le reazioni/1
Condanna bipartisan: che fermino questa gente
«Sono dieci anni che si susseguono attentati dinamitardi, è ora che la magistratura dia una risposta». Andrea Miglioranzi, capogruppo della lista Tosi ed esponente della Fiamma tricolore, chiede che finisca l’era dell’impunità per gli autori di tanti episodi che hanno colpito appartenenti all’estrema destra. Come Alessandro Castorina, segretario provinciale della Fiamma, il cui negozio Camelot, in via IV Novembre, è stato danneggiato tre volte da ordigni lanciati da ignoti. O come il giovane accoltellato nel dicembre 2007, finito all’ospedale con 150 punti di sutura. «La situazione è gravissima – si preoccupa Miglioranzi -. Non do colpe alla magistratura, ma non è possibile che le indagini si arenino ogni volta. Questi violenti vanno fermati». Secondo Matteo Gelmetti, presidente di An della prima circoscrizione, c’è un clima che sa di anni di piombo. «Sabato ero a Casa Pound, c’erano giovani che non incitano né alla violenza né al razzismo. Ma evidentemente ci sono persone che vivono la politica in modo esasperato». Condanna anche dal Pd: «Siamo contro tutti gli atti violenti e anche contro i toni esacerbati – dice il segretario provinciale Giandomenico Allegri -. Le istituzioni si attivino per trovare una modalità di un confronto sereno. Agitare troppo le acque, come qualcuno costantemente fa, porta a esasperare gli animi».

Il Verona - Anno VI Numero 15 - Pagina 20 - Mercoledì 21 Gennaio 2009

Violenza urbana. Continua in città la catena di episodi notturni con protagonisti giovani estremisti
Una bomba carta su Casapound
Si infiamma lo scontro politico
«Alle ore 2,50 del mattino è stato fatto deflagrare un ordigno tra la saracinesca e la vetrata dell'entrata in strada della clubhouse zero45». Così i militanti di CasaPound raccontano l'attentato di lunedì notte, quando un esplosione sulla porta del locale di via Poloni ha fatto sobbalzare due militanti di estrema destra che erano dentro il Cutty Sark. Scheggiato il vetro antisfondamento e danneggiata la serranda dal lancio di una bomba carta. Gli agenti delle volanti hanno sentito un botto vicino a via Valverde e, arrivati alla Clubhouse zero45 di via Poloni, hanno visto il fumo sulla porta e hanno notato i danni alla saracinesca e al vetro. Adesso è la Digos che si sta occupando delle indagini, che seguono inequivocabilmente la pista politica.
«SABATO 17 GENNAIO si era tenuta una manifestazione contro CasaPound e Blocco studentesco, da parte dell'estrema sinistra, durante la proiezione del “dossier su Piazza Navona”», aggiungono i militanti di CasaPound. Anche l'assessore regionale all'Istruzione Elena Donazzan di An sospetta che ci possa essere un legame tra la manifestazione di sabato scorso per il pestaggio di piazza Viviani e l'episodio di lunedì notte. «Non vorrei fosse l’epilogo della manifestazione dell’estrema sinistra che si è tenuta contro Casapound e il Blocco Studentesco sabato scorso, a Verona. Nessuna rivendicazione, un attacco che colpisce di notte e in cui si è evitato il peggio solo grazie alla vetrina anti-sfondamento di cui era dotato il locale». L'as- sessore regionale chiede che le indagini vadano a fondo: «Confido che vengano individuati i colpevoli e che non ci si limiti a definire quel che è accaduto come una semplice azione dimostrativa. Non basta condannare solo a parole questi atti di intimidazione e di violenza, è ora che chi alimenta la violenza verbalmente e chi la esegue materialmente cominci a pagare». In città non accenna a smorzarsi la violenza di matrice politica, tra bombe carta, risse e pestaggi. E l'ultimo episodio non contribuisce al raggiungimento di una tregua. Il movimento di Forza Nuova si dice «esterrefatto di come la magistratura locale, dopo una decina di attentati simili, non riesca ad avviare un’indagine seria e risolutiva che metta fine una volta per tutte a questi infami attentati pirotecnici». Sulla stessa linea anche la Fiamma tricolore che si augura «di non dover registrare, anche questa volta, un tipo di continuità, per quanto riguarda determinati episodi, che ci lascia alquanto perplessi: l’impunità».

L’Arena - Anno 144 Numero 20 - Pagina 11 - Mercoledì 21 Gennaio 2009

Reazioni da destra
«Che la magistratura trovi i responsabili»
E sull'avvenimento già in mattinata hanno cominciato a fioccare le reazioni. Ferma condanna arriva dal Veneto fronte Skinheads: «La vigliaccheria di matrice sinistroide ha colpito ancora. Ignoti (quasi sicuramente riconducibili alla ormai agonizzante sinistra antagonista veronese) hanno fatto esplodere una bomba carta contro lo spazio culturale "Microgramma". Per puro caso non si è fatto male nessuno, ma sorge il dubbio che questi individui stiano cercando il morto, vista la continua escalation di attentati esplosivi rivolti verso attività commerciali gestite da esponenti della destra veronese». Il portavoce punta il dito contro i giudici: «La magistratura è a senso unico. Per episodi comunque deplorevoli ed inutili da noi sempre condannati, individua immediatamente i colpevoli, mentre per il susseguirsi di questi veri e propri attentati si limita a dire che "sono solo azioni dimostrative e che comunque ci sono le indagini in corso"…tant'è che gli attentati esplosivi contro il negozio "Camelot" gestito dal federale veronese della Fiamma Tricolore non hanno mai avuto un colpevole, così come il tentato omicidio di un simpatizzante dello stesso partito, accoltellato nelle vicinanze di piazza delle Erbe poco più di un anno fa», dice Giordano Caracino, sulla stessa linea Forza Nuova che ha espresso solidarietà ai ragazzi di Casapound.
«Stiamo ancora aspettando che ci dicano chi nel 1988 diede fuoco alla sede del Fronte», dice il capogruppo di An, Ciro Maschio, «questi ragazzi non sono violenti e fanno politica nel massimo rispetto degli altri e della legge per questo sono doppiamente vittime. Non si tratta solo di un attentato incendiario, ma di una tentata strage», dice Maschio. Anche il consigliere comunale Andrea Miglioranzi, ha condannato l'episodio: «Auspico che venga evitata la contrapposizione», ha detto il dirigente provinciale di Fiamma, «e che la magistratura super partes lavori per arrivare ai responsabili. Anzi siamo sicuri che arriverà a loro». Anche la segreteria provinciale ha diffuso una nota in cui auspica «di non dover registrare anche questa volta un tipo di continuità e di impunità». Condanna anche da parte di Padania Cristiana che ha espresso solidarietà ai ragazzi del Cutty Sark «auspicando che si trovino i colpevoli».A.V.

Il Corriere di Verona - Anno VII Numero 17 - Pagina 2 - Mercoledì 21 Gennaio 2009

L’attentato in Via Poloni
Il Pd: Tosi condanni la violenza politica
E Forza Nuova attacca i magistrati
Il timore di Fratta Pasini (Forza Italia): «Episodi che tengono viva l’intolleranza»
Nessun commento ufficiale ieri del sindaco.
Per il capogruppo della sua lista, Andrea Miglioranzi (della Fiamma), quanto accaduto è «sconfortante» perché «nel 2009 la contrapposizione ideologica non ha più senso»

Verona - Flavio Tosi, per ora, tace. Il sindaco non commenta l’attentato alla sede di Casapound, il circolo di simpatizzanti di estrema destra danneggiato dall’esplosione di una bomba carta, la scorsa notte. È un tentativo di tener basso il profilo, di fronte all’ennesimo episodio di violenza in città. Così diverso dal pestaggio gratuito di Francesca, in Piazza Viviani, ma idealmente nella stessa scia che vede da troppi mesi a Verona succedersi violenza di «destra» e di «sinistra», in una riproposizione (fortunatamente) annacquata e fuori tempo massimo della perversa dialettica degli anni di piombo.
Così non sorprende più di tanto che a tirare il sindaco per la giacca, chiedendogli di dire parole chiave, sia proprio il centrosinistra. «Tenuto in debito conto le proporzioni, non si può non vedere che da qualche tempo in città è ripresa la violenza politica – analizza Vincenzo D’Arienzo, consigliere provinciale del Partito democratico – Il problema è che non si è mai sentito, da chi governa questa città, delle severe forme di condanna». Non lo sono state, per D’Arienzo, le parole di Tosi dopo il pestaggio di Francesca o quello (mortale) di Nicola Tommasoli. «Si parla sempre di quattro cretini isolati, si chiede di lasciar lavorare i magistrati e si invoca la massima severità nella pena – afferma il consigliere Pd – ma sconfiggere la violenza politica non è solo compito della magistratura e delle forze dell’ordine. Le istituzioni non si possono tirare indietro». La pensa più o meno allo stesso modo Giampaolo Fogliardi, deputato veronese del Pd. «Questi sono atteggiamenti che vanno tutti severamente condannati – sostiene – ma serve aprire da parte dei vertici istituzionali, amministrazione comunale in primis, una profonda riflessione. Non si può sempre mettere la polvere sotto il tappeto. A Verona ci sono delle frange violente che vanno combattute. E questo è il problema, non certo se una fa la prostituta in casa».
«La speranza è che questi episodi siano isolati. La paura è che venga tenuto vivo un sentimento di intolleranza che nella nostra città nessuno vuole». Il presidente del consiglio comunale, Pieralfonso Fratta Pasini, di Forza Italia, a Casapound, c’è pure stato, per una birra. «La mia impressione è che si tratti di semplici ragazzi impegnati in politica, che certo hanno le loro idee – spiega Fratta Pasini – Dobbiamo fare in modo che prevalga il dialogo, per evitare che si inneschino spirali di violenza che noi non vogliamo accettare». A portarlo al circolo era stato Andrea Miglioranzi, capogruppo della lista Tosi e esponente della Fiamma Tricolore. Miglioranzi è un po’ il simbolo dell’ex militante della destra extraparlamentare che ha scelto di entrare nelle istituzioni. «Quello che è accaduto è sconfortante – dichiara – Resto basito di fronte a questi cani sciolti che da un parte e dall’altra creano tensioni. Anche perché a rimetterci, è sempre chi si espone pubblicamente, chi ha una sede ed è rintracciabile». Ma per Miglioranzi, anche a destra è ora di voltar pagina: «Basta con i cliché preconfezionati, basta critiche alla magistratura; chi si impegna politicamente e socialmente deve avere un certo tipo di condotta. La contrapposizione ideologica, nel 2009, non ha più senso».
Sull’attentato è voluta intervenire anche Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione e esponente di Alleanza Nazionale. «Non vorrei che fosse l’epilogo della manifestazione dell’estrema sinistra che si è tenuta contro Casapound e il Blocco Studentesco sabato scorso», ha dichiarato. Parole dure arrivano dagli esponenti di Forza Nuova e Fiamma Tricolore. I primi si dicono «esterrefatti di come la magistratura locale, dopo una decina di attentati simili, non riesca ad avviare un’indagine seria e risolutiva che metta fine una volta per tutte a questi infami attentati pirotecnici». I secondi si augurano di fronte «certi scarafaggi» di «di non dover registrare, anche questa volta, un tipo di continuità, per quanto riguarda determinati episodi, che ci lascia alquanto perplessi: l’impunità».
Alessio Corazza

L'Arena - Sabato 13 Dicembre 2008 - Anno 143, Nr. 343 - Pagina 24

FIAMMA TRICOLORE. Appello al sindaco Tosi
Militante aggredito «Ancora silenzio?»
«Ma verità e giustizia hanno un unico colore politico?». A domandarselo, cercando di provocare una risposta da parte della magistratura scaligera, è il Movimento sociale Fiamma tricolore. «Il 9 dicembre dello scorso anno un nostro militante subì una brutale aggressione politica», spiega Alessandro Castorina, segretario provinciale del movimento, «Nei pressi della sinagoga, fu pestato e poi accoltellato più volte riportando 150 punti di sutura. Ma a distanza di un anno, stiamo ancora aspettando una qualsiasi risposta da quella stessa procura che, non solo non ha mai individuato alcun responsabile di tale azioni, ma che insinua in noi il sospetto di non averlo mai cercato concretamente».
E a sostenere la protesta della Fiamma tricolore, c’è il consigliere comunale della Lista Tosi, Andrea Miglioranzi, che dice: «Richiederò al sindaco di informarsi sull’esito delle indagini». E prosegue: «Vogliamo sperare che questo stretto riserbo sia dovuto alla volontà di tutelare la pista che gli investigatori stanno seguendo. Vogliamo infatti fidarci di una procura attenta a indagare in tutte le direzioni».G.C.

L’Arena - Anno 143, Numero 313 - 13 Novembre 2008 - Pagina 11

Miglioranzi
«AVANTI TUTTA MA SENZA INTERESSI»
Avanti tutta con il mutuo sociale. Vale a dire, il diritto alla proprietà della casa senza banche né interessi e che copra al massimo un quinto delle entrate del bilancio familiare. Un’iniziativa inserita nel programma dell’amministrazione comunale e in quello delle politiche abitative. A chiedere di rilanciare il progetto è il capogruppo consiliare della Lista Tosi, Andrea Miglioranzi, della Fiamma Tricolore, che ha lanciato l’idea. E ora chiede al presidente della commissione Casa, Luca Coletto, di convocare una commissione ad hoc.
«Si persevera con politiche per la casa di breve respiro, mentre si potrebbe e dovrebbe fare di più», spiega Miglioranzi. «Bene fa il nostro segretario nazionale Luca Romagnoli a ricordare che bisogna dare risposte strutturali». Miglioranzi giudica «apprezzabili gli sforzi del Comune, con l’assessore Paloschi, che ha sottoscritto con Cassa di Risparmio del Veneto, Banco Popolare di Verona e Unicredit una convenzione per rinegoziare gratis mutui casa per i residenti a Verona. Apprezzabile l’iniziativa della Regione che punta sul costruito, anziché costruire ex novo, per l’edilizia popolare, per ridurre tempi per la disponibilità di alloggi e prezzi d’acquisto». E.G.

 
Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Verona