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Il MS-FT ritiene doveroso esternare le proprie considerazioni, a seguito delle decisioni prese dal Tribunale del Riesame di Venezia che, in maniera apparentemente inspiegabile - nell'attesa che vengano rese note le motivazioni della sentenza - giovedì 7 agosto c.m. ha respinto le istanze di ricorso presentate dai difensori dei cinque giovani incarcerati dopo il grave episodio di violenza verificatosi la notte tra il 16 ed il 17 luglio nella zona di Volto S. Luca, ed in seguito alle reiterate affermazioni di individui, facenti capo ad uno pseudo "centro sociale La Chimica", che trovano facile ospitalità soprattutto sulle pagine del quotidiano cittadino L'Arena .

Lo facciamo chiarendo fin dall'inizio la nostra estraneità a qualsivoglia tentativo sia di sminuire la gravità dell'accaduto sia di rinfocolare eventuali contrapposizioni politiche dall'amaro sapore da "opposti estremismi" che tanta disgrazia hanno portato ad una nemmeno troppo lontana storia patria; ma lo facciamo perché lo riteniamo imprescindibile alla luce delle storture che lo sviluppo della vicenda (che vede coinvolto il militante del nostro partito Marco Cleva) sta assumendo, facendola tracimare nel campo delle ingiustizie; e lo facciamo altresì perché, sulla base delle nostre passate esperienze politiche, fatichiamo a credere ciecamente alla chiave di lettura manichea e strumentalmente di comodo che vede da una parte tutti i buoni e dall'altra solo i cattivi.

In merito alle decisioni del Tribunale del Riesame di Venezia, le stesse, risultano non giustificate o perlomeno abnormi in relazione ai reati fin qui contestati, in base ai quali, a rigor di legge, già la misura restrittiva degli arresti domiciliari troverebbe difficile applicazione. La stessa ricostruzione dei fatti che è emersa tenderebbe più a dimostrare l'estraneità degli imputati che, ad esclusione di uno, sono stati fermati in momenti successivi in zone diverse dal luogo dell'accaduto. Non esistono, tra l'altro, riconoscimenti e testimonianze dirette o indirette a loro carico. Lo stesso "curriculum vitae" degli imputati ci parla di giovani incensurati, studenti e lavoratori dall'esistenza del tutto normale, e non di disadattati adusi ad efferatezze ed episodi criminosi. Quale è quindi il motivo di tale accanimento nei confronti di questi cinque ragazzi. Tale motivazione risiede forse al di fuori della Legge? Come lascerebbe pensare anche il fatto che, i ragazzi in questione, hanno dovuto inspiegabilmente attendere un periodo ben superiore a quello previsto dal normale iter per poter ricevere la visita in carcere dei familiari; o come farebbero sospettare alcuni precedenti giudiziari, a carico di simpatizzanti o sigle della cosiddetta Destra, nei quali la Procura scaligera s'è distinta.

Ci chiediamo, e chiediamo poi, a quale titolo ai succitati esponenti del centro sociale La Chimica et similia vengono continuamente concessi spazi sui media locali (e non solo in riferimento a questa vicenda), quando la loro realtà si perpetua in situazioni di patente illegalità, spesso tollerata o ignorata dalle autorità, dalle istituzioni e dai mezzi d'informazione, che ben altro trattamento riservano solitamente ai loro omologhi di diversa fede politica? Forse ad una parte tutto è concesso (salvo poi comunque lamentarsi e piagnucolare come di rito) mentre ad altri nemmeno è concesso un trattamento di equità di fronte alla Legge? Chi rilascia certi patentini di "democraticità" e di "cittadinanza politica"? L'amministrazione comunale? Le forze dell'ordine? La magistratura? Chi altro? Chi sono, cosa e chi rappresentano questi personaggi che arrogantemente vorrebbero impartire lezioni sul cosa pensare e sul come comportarsi alla città di Verona? È grave e inaccettabile che gli individui di cui sopra continuino a sparlare di tentato omicidio in relazione all'accaduto quando tale eventualità non appare nemmeno dagli attuali sviluppi processuali e quando i risvolti dell'accaduto hanno assunto più i connotati della rissa che dell'aggressione! Speculazione politica di triste e basso cabotaggio! Fatta magari anche per sviare le polemiche innescate dalla loro paci-finta manifestazione di sabato 23 luglio, col consueto corollario di miseria umana, vandalismi e danneggiamenti, che ne ha rivelato la reale natura. I cittadini di Verona attendono ancora le scuse da parte di quegli amministratori ed esponenti politici (all'onorevole Tiziana Valpiana evidentemente il "caso Marsiglia" non ha insegnato nulla) che vi hanno aderito, non prima di aver cavalcato politicamente e meschinamente l'episodio di Volto S. Luca per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dallo scandalo suscitato, anche a livello nazionale, dal caso dei campi nomadi. Molti cittadini veronesi si chiedono se ci sarà un domani un qualche solerte e zelante funzionario di polizia che ci spiegherà a chi chiedere i danni arrecati da certi cortei di protesta dall'alto senso "civico" e chi ha fornito ai manifestanti venuti da fuori le indicazioni sui loro bersagli. Molti si chiedono se ci sarà un qualche illuminato uomo di legge che ci spiegherà il perché certe farneticazioni e certe schedature (stile "Anni di piombo") apparse su muri, volantini, manifesti e siti internet ad opera di certa sinistra becera non rappresentino incitamento all'odio ed alla violenza. Noi attendiamo tutt'altro che fiduciosi.

Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, nell'attesa che venga fatta piena luce in un'ottica di equità e giustizia, coglie l'occasione per testimoniare la propria vicinanza ai ragazzi in carcere ed alle loro famiglie.

FIAMMA TRICOLORE
FEDERAZIONE PROVINCIALE DI VERONA

 
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Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Verona