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MOVIMENTO SOCIALE - FIAMMA TRICOLORE
Federazione Provinciale di Verona
"Michele Silvestri"

Verona, 16/09/2008

Oggetto: LE DICHIARAZIONI DI GIANFRANCO FINI AD ATREJU 2008

Il poco Onorevole Gianfranco Fini da tradire ha davvero ben poco, al limite di tanto in tanto, come in occasione delle esternazioni alla festa dei giovani del suo (?) partito, puntualizza e affonda il colpo, non facendo altro che esercizio di coerenza, da Fiuggi in qua, ma probabilmente anche da molto prima.
Sicuramente, riferendosi a lui non si può parlare di folgorazione antifascista.
Gianfranco Fini, come già qualcuno ha giustamente fatto notare, è un arrampicatore sociale, un piazzista (di sé stesso per l’esattezza). Non incarna o veicola particolari valori o messaggi, fa proprio quelli che il momento storico o la contingenza consigliano. Per arrivare dove vuole arrivare. Con scaltrezza, e rassicurante abilità comunicativa.
Qualche voce “divergente” all’interno del suo partito s’è levata, qualcuno potrà anche, nel rispetto della pluralità di vedute e giudizi, dissentire. Ma nemmeno più di tanto e nemmeno tanto profondamente. Chi ha sposato un progetto politico ed una sfida (mi riferisco ad Alleanza Nazionale, ma senza intenti polemici), dovrebbe aver già metabolizzato tutta una serie di ragionamenti e passaggi, altrimenti significa che c’è qualcosa che non ha funzionato a pieno nell’operazione. Ancor meno problemi di coscienza o tumulti interiori dovrebbero avere quei giovani che per questioni anagrafiche si sono avvicinati con consapevolezza e convincimento ad operazione AN già avviata.
Questa è la “Destra moderna e democratica” (ora pure anti-fascista) di governo (dove, comunque vi sono singoli individui e realtà di valore), che con il Fascismo però ha davvero poco o nulla a che spartire, tanto meno con eventuale Fascismo del Terzo Millennio.
Sarebbe da deficienti negare che un regime politico, che ha segnato profondamente un’epoca e i destini di una nazione (e se vogliamo anche del mondo) per venti anni (ed oltre con il proprio ascendente), non possa aver commesso errori, di valutazione e di scelta, crimini o ingiustizie.
Altro è però demonizzare gli sconfitti per crimini che gli stessi vincitori hanno commesso in egual misura. Quanti altri sistemi politici - prima e dopo il Fascismo - comunisti, liberalcapitalisti, socialdemocratici, etc. non hanno fatto altrettanto? Magari in forme indirette, edulcorate o tartufesche, ma non per questo meno responsabili?
Ma è comodo, evidentemente, continuare ad usare i perdenti come alibi, come capro espiatorio per rimuovere le colpe inconfessabili dei campioni di democrazia in pubblico e dei cazzi propri in privato.
C’è forse qualcuno savio di mente che in maniera non interessata, oggi, a settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale – creda che ci sia veramente un problema, cogente ed attuale, nazi-fascista in Italia? Non scherziamo, per piacere. I rischi - in Italia ed altrove - sono tutti interni alla democrazia stessa.
Ora, ognuno è libero di rinnegare o difendere ciò che gli pare.
Sarà però difficile estirpare un sentimento popolare che, per tradizione orale e spesso anche per esperienza diretta, ha del regime fascista un ottimo ricordo sia morale che economico e culturale.
Rimarrà indelebilmente impresso nella storia, indipendentemente che i manuali scolastici lo riportino o meno, e che la vulgata resistenziale lo abbia sistematicamente negato, distorto, spudoratamente falsificato, propagandando una versione sbilenca della Storia, come il Fascismo sia stato sistema politico insuperato nel secolo scorso e nell’attuale (e dal portato ideale e progettuale tutt’ora attualissimo e praticabile):
- in termini di modernizzazione del Paese, con la sua trasformazione da prevalentemente agricolo ad industriale [nel 1938 gli addetti nell’industria raggiungeranno il 30% della popolazione attiva, con una quota del Pil pari al 34,2%, superiore per la prima volta al 30% dell’agricoltura (servizi: 35,8%)] e ciò che fa l’ulteriore differenza, in termini strutturali, è che già nel 1934 il 48,5% del capitale industriale sarà di proprietà statale o parastatale, mentre alla vigilia della guerra la sola Iri - creata e fondata dal fascio - deterrà oltre il 44% del capitale azionario esistente in Italia;
- in termini sociali creando dal nulla le prime basi dello stato sociale - il welfare - dalle case popolari ai sistemi pensionistici, sanitari, antinfortunistici, previdenziali, assistenza all’infanzia, lotta all’analfabetismo, dopolavori e tempo libero, scuole rurali ed elementari.
- in termini di vittoria del “marmo sulla palude” con le bonifiche e la costruzione delle città di fondazione;
- in termini di equità sociale e redistribuzione con gli assalti al latifondo: a partire dal 1922, almeno un milione di ettari di terra (o meglio: da uno a due milioni) erano passati in Italia, più o meno forzosamente, dalla grande proprietà terriera alla piccola proprietà contadina, pure proprio con gli espropri: dall’Agro Pontino alla Campania, alla Puglia, alla Sardegna, all’attacco al latifondo siciliano. Trovatela voi una “dittatura reazionaria di destra” - una dittatura “borghese” - che leva la terra ai ricchi per darla ai poveri. Non c’è. Non la troverete sui libri.
- in termini di emancipazione femminile occupandosi delle ragazze madri, di dare dignità alle donne e irregimentando le Ausiliarie nei ranghi dell’esercito;
- in termini, di prestigio, di eccellenze, di coesione, di consapevolezza nazionale e di comunità di destino.
Si può continuare a nasconderlo o negarlo, ma così non si arriverà mai a capire perché dietro al Fascismo ci fosse il consenso delle larghe masse e - per un certo periodo - dell’intero popolo italiano, che ha poi mollato solo quando la guerra era ormai perduta. Non un minuto prima. Non è fregato niente - nella stragrande maggioranza - nemmeno delle leggi razziali del 1938 (insensate, considerato il contributo sensibile di molti ebrei alla nascita e all’affermazione del Fascismo). Gli italiani, ad esclusione dei tantissimi combattenti per l’onore della Patria della Repubblica Sociale Italiana, hanno girato le spalle al regime solo quando gli alleati, con mafiosi al seguito, sono sbarcati in Sicilia (10 luglio 1943: fatevi da soli i conti di quanti giorni mancassero al fatidico 25) e i bombardieri ci sono entrati dentro casa, con l’intera nazione lasciata in balia di se stessa grazie al tradimento sabaudo-badogliano e relativa fuga. Solo allora, non un minuto prima, almeno nella preponderanza dei casi,
Ora certo c’è la Repubblica Italiana - con la sua democrazia e la sua costituzione democratica – ci dicono nata dalla Resistenza, ma è altrettanto certo che tutti quelli che l’hanno costruita, nella loro stragrandissima parte, fino al 25 luglio del 1943 erano stati in un modo o nell’altro tutti quanti fascisti.
Si è visto, una volta esauritasi anagraficamente la schiera di funzionari e politici “antifascisti” o a-fascisti, comunque formatisi in epoca fascista, cosa abbia prodotto la classe dirigente antifascista (con rarissime eccezioni decenti) in termini di mediocrità, ignavia, anonimato e bancarotta politica…
Qualcuno ammoniva, non molto tempo addietro, di fare attenzione a non storicizzare il Fascismo perché il Fascismo è davanti a noi…non potrà essere sfuggito a chi ha proposto di intitolargli vie e piazze. Ci pare si chiamasse Giorgio Almirante…lo stesso del né rinnegare né restaurare!
A noi resta la certezza, salda, di come la missione fascista (nella sua corretta pratica) abbia sempre sposato i più alti ideali di giustizia e bene comune.
Lasciamo quindi volentieri agli altri, alla “destra democratica, matura e moderna” i sofismi, gli equilibrismi dialettici e omissivi.
In fondo, come sempre, è questione di stile e di coerenza, non certo di punti di vista.

Segreteria Provinciale

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Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Verona