Verona, giovedì 29 Maggio 2008
Oggetto: le dichiarazioni di sacconi? roba da fascisti…
«Noi abbiamo cercato di rappresentare i lavoratori in carne e ossa. Sono quelli che condividono il rischio d'impresa quando le cose vanno male, e non c'è articolo 18 che li possa salvare, ma che non vedono aumentare il salario se le cose vanno bene, a parte nelle piccole imprese che pagano i fuori busta in nero.(…) Siamo un governo interclassista, con forti connotazioni popolari. Non è un caso che ci spingiamo a ipotizzare la collaborazione fra imprese e lavoro al punto da prevedere la libera possibilità di attuare forme partecipative dei lavoratori alla gestione dell'impresa. (…)Ipotizziamo una fase post ideologica nella quale lavoratori e imprenditori condividono obiettivi e risultati. (…) Perché non prevedere forme di azionariato dei lavoratori, che se realizzate d'intesa fra le parti, possano consentire a un rappresentante dei lavoratori di avere un posto nel collegio sindacale, sede del controllo sulla trasparenza del bilancio?(…)(Il Governo) Può fare una legislazione di favore. Naturalmente se le parti lo riterranno, ed è materia che ho chiesto a loro di esaminare. Auspichiamo che il passaggio al nuovo modello contrattuale sia frutto di una rottura rispetto a un modello conflittuale che abbiamo fin qui conosciuto, che era figlio del Novecento, di un Paese che aveva il più grande partito comunista dell'Occidente».
Così il neo ministro del Welfare Maurizio Sacconi si è espresso in una recente intervista al Corriere della Sera. Suonano un po’ strane queste dichiarazioni in “odor di socializzazione” nella bocca di chi collaborò con Marco Biagi alla stesura del Libro bianco nel 2001. Chissà, i tempi e gli uomini cambiano…
Certo è che le promettenti dichiarazioni d’intenti del Governo Berlusconi (compresa l’ipotesi di aumentare la tassazione agli stipendi dei manager, espressa per voce del ministro Tremonti), volte a superare la divisione padroni-lavoratori, non possono che incontrare in via di principio la nostra condivisione, dato che sovrapponibili alle linee di azione politica ed economica presenti nel programma della Fiamma Tricolore.
Nella consapevolezza che le affermazioni di cui sopra andranno comunque sottoposte al vaglio dei fatti, ma altresì nella constatazione dell’avvento di una probabile ed interessante fase di evoluzione sociale, politica ed economica, foriera di spazi d’intervento, la Fiamma Tricolore si pone con costruttivo atteggiamento di confronto e collaborazione in vista di soluzioni che per patrimonio storico siamo in grado di offrire.
L’unica classe che riconosciamo è quella degli italiani e l’unica lotta di classe che concepiamo è quella contro le oligarchie anti-nazionali, parassitarie ed affamatrici.
Roba da fascisti…appunto.
Luca Zampini
Segreteria Provinciale
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