Verona, lunedì
10 novembre 2008
Oggetto: FRONTE EMERGENZA ABITATIVA,
SOLO INTERVENTI TAMPONE?
Sul fronte emergenza abitativa si persevera con
politiche per la casa di breve respiro, mentre
si potrebbe e si dovrebbe fare di più.
Bene ha fatto recentemente il nostro Segretario
nazionale Luca Romagnoli a ricordare che la necessità
di fornire risposte strutturali, dentro un programma
di interventi che rilanci l’edilizia sociale,
deve restare una priorità dell’agenda
politica di qualsiasi governo.
Apprezzabili su questo versante gli sforzi del
Comune, nella persona dell’assessore Paloschi,
che ha da poco sottoscritto con le principali
banche (Cassa di Risparmio del Veneto, Banco Popolare
di Verona e Unicredit) una convenzione per la
rinegoziazione gratuita (niente penale, imposta
sostitutiva, spesa bancaria, spese notarili e
spese di perizia dell’immobile), come previsto
dal Decreto Bersani, dei mutui casa per tutti
i residenti a Verona.
Egualmente apprezzabile l’iniziativa della
Regione che ha deciso di puntare sul costruito,
anziché la realizzazione ex novo, per l’edilizia
popolare, in maniera da ridurre i tempo per la
disponibilità degli alloggi e i prezzi
d’acquisto.
Ci sono poi altri analoghi interventi tampone
a cui reiteratamente si ricorre e che cercano
di dare un po’ di ossigeno alle famiglie
e ai cittadini più a rischio (anziani,
portatori di handicap, lavoratori precari…),
come la proroga della sospensione degli sfratti,
che comunque incide favorevolmente per determinate
categorie di locatari ma lascia fuori dalle condizioni
di accesso alla proroga tutte quelle famiglie
che sono sotto sfratto per morosità (80%).
Trattasi comunque di temporanei palliativi, necessari
ed in parte positivi, ma che non rappresentano,
è bene dirlo, il diritto alla proprietà
della casa bensì l’allungamento di
una situazione di disagio da parte di famiglie
in grave precarietà abitativa.
I provvedimenti a tutela del disagio riducono
solo temporaneamente le tensioni abitative connesse
agli sfratti che tenderanno sensibilmente ad aumentare
nel prossimo triennio poiché in finanziaria
sono stati tagliati i fondi sociali del Sostegno
affitti (50%).
Che il problema dell’emergenza abitativa
fosse destinato ad espandersi dalle grandi città
ai centri minori, lo andiamo ripetendo da anni.
L’impennata nell’aumento percentuale
di indebitamento delle famiglie veronesi dal 2002
ad oggi testimonia come tale fenomeno si stia
acuendo rapidamente, tenendo presente che la parte
del leone in tale indebitamento la recita proprio
la voce “mutui casa”.
Le solite “azioni paracadute” messe
in campo per fronteggiare il problema mostrano
sempre più di avere il fiato corto. Si
cerca di tirare avanti, ma senza prospettive e
logiche risolutive.
Bisogna invece riscoprire, come sottolinea ancora
Luca Romagnoli, l’esigenza di un intervento
pubblico a tutti i livelli istituzionali e non
solo in termini assistenziali, perché la
casa è parte integrante dello Stato sociale.
Nel contesto di tutela della Famiglia, il problema
della casa deve essere un diritto minimale di
proprietà di ciascun nucleo familiare e
come tale, devono essere attuate politiche che
assicurino, soprattutto per le giovani coppie,
l’acquisizione di un’abitazione.
Il Mutuo Sociale, nell’ottica di una politica
nazionalpopolare per la casa, potrebbe far respirare
a pieni polmoni i cittadini in difficoltà,
laddove non si preferisca anteporre gli interessi
di bottega e di partito ai diritti e alla dignità
degli italiani.
Ecco perché occorre immediatamente rilanciare
il MUTUO SOCIALE (diritto alla proprietà
della casa senza banche né interessi e
che copra al max 1/5 delle entrate del bilancio
familiare), già inserito nel programma
dell’amministrazione e in quello delle politiche
abitative; proprio per questo ho già chiesto
al Presidente della Commissione Casa, Luca Coletto,
un’apposita seduta di commissione su questo
progetto.
Andrea Miglioranzi
Segreteria Provinciale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore
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