Verona, venerdì
7 novembre 2008
Oggetto: BANCHE, SI PUÒ NAZIONALIZZARE…SOLTANTO
I DEBITI!
In atri nostri scritti precedenti abbiamo avuto
modo di lodare le dichiarazioni di Giulio Tremonti;
lodi espresse comunque con riserva: sottoposte
cioè alla verifica dei fatti, che non si
trattasse quindi di sole affermazioni di facciata,
di spot propagandistici.
Se ieri dunque abbiamo apprezzato interventi polemici
del tipo “(…) Non è più
tempo di mercati, dei mercanti, dei banchieri
d’affari. È il tempo dei governi
che debbono farsi carico della responsabilità
che hanno (…)”, oggi non possiamo
fare a meno di constatare la doppiezza di simili
frasi ad effetto. Intendiamoci, di qualcosa lo
Stato si farà carico…di intervenire
finanziariamente in caso di aggravamento delle
difficoltà patrimoniali o per l’insufficiente
stato di liquidità delle banche. Come?
Attraverso l’acquisto di obbligazioni o
con la sottoscrizione di azioni privilegiate che
danno il diritto di incassare il dividendo ma
che impediscono di mettere bocca nella gestione.
Ed è proprio qui il nocciolo della nostra
critica, il nodo gordiano che non si vuole sciogliere.
Dalle banche, ormai padrone delle nazioni, passa
oggi il potere reale, tanto più in una
fase economica come quella attuale nella quale
c’è il concretissimo rischio di passare
presto dalla gravissima recessione globale ad
una catastrofica depressione e dove chi detiene
i cordoni del credito decide i destini di tutti!
Il governo ha scelto: le banche devono rimanere
private! Il no allo Stato nelle banche è
stato espresso dal ministro dell’Economia
Giulio Tremonti e dal governatore della Banca
d’Italia Mario Draghi intervenuti alla 84^
giornata mondiale del risparmio (sembrerebbe proprio
una presa in giro…). Una posizione che non
si discosta di un millimetro con quanto già
espresso da Silvio Berlusconi nell’anticipare
alcuni contenuti del piano di stabilizzazione
del sistema bancario.
I vertici delle banche non si toccano.
Peccato che quegli stessi intoccabili manager
si siano dimostrati quantomeno superficiali, indebolendole
sotto il profilo finanziario e patrimoniale.
Manager disattenti o incoscienti, che hanno fatto
sottoscrivere alle banche e girando poi alla propria
clientela i titoli spazzatura legati al mercato
Usa dei subprime, malgrado che le banche dispongano
degli strumenti per sondare i mercati e per capire
se un titolo è carta straccia.
Poco importa anche che chi doveva vigilare sul
loro operato, Banca d’Italia, ha palesemente
dato l’impressione di aver “distrattamente”
tenuto bassa la guardia e di non avere così
ottemperato a pieno al ruolo istituzionale che
le è proprio.
Giusto per rinfrescare la memoria dei lettori,
è la stessa Banca d’Italia (all’epoca
guidata da Antonio Fazio) che non aveva visto
che le banche sottoposte alla sua vigilanza facevano
sottoscrivere ai propri clienti i titoli spazzatura
della Cirio e della Parmalat, per tacere poi dei
bond argentini…ma è difficile aspettarsi
di meglio quando gli stessi controllati sono i
maggiori azionisti dell’organo controllore!
Risulta incredibile agli occhi del cittadino comune,
che ha perso una buona parte dei propri risparmi,
che i corresponsabili del disastro finanziario
e i mancati controllori, possano restare al loro
posto.
Parliamoci chiaro: nemmeno un non improbabile
(alla luce della malcelata ostilità tra
Tremonti e Draghi) cambio di guardia al vertice
di Banca d’Italia lascia sperare in sostanziali
cambiamenti; si tratterebbe solo di sostituire
Draghi con un soggetto sponsorizzato dall’attuale
governo, ma di eguale formazione ed approccio
tecnocratico/iperliberista (in cui la visione
finanziaria e virtuale dell’economia ha
sostituito in toto la realtà industriale
e produttiva) che al massimo permetterebbe a Berlusconi
di tentare di ridisegnare nuovi equilibri del
potere economico-finanziario e politico in Italia.
L’unica soluzione possibile all’attuale
crisi consiste nel conferire allo Stato tutte
le prerogative monetarie, a partire dal controllo
della Banca d’Italia con la sua nazionalizzazione
e dalla facoltà di tornare a battere moneta…ma
nemmeno Berlusconi e Tremonti sono disposti ad
inimicarsi il sistema bancario.
Meditate gente, meditate.
Luca Zampini
Segreteria provinciale
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