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| RUBRICHE
- CINEMARMAPOTENTE |
| CARNERA
- THE WALKING MOUNTAIN |
SCHEDA
TECNICA
Titolo originale: Carnera - The walking
mountain
Nazione: Italia
Anno di produzione: 2007
Genere: Biografico
Durata: 123’
Regia: Renzo Martinelli
Interpreti: Andrea Iaia, Anna Valle,
F. Murray Abraham, Paul Sorvino, Kasia Smutniak,
Daniele Liotti, Antonio Cupo, Nino Benvenuti
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RECENSIONE
CARNERA: UN FILM
DECENTE. Finalmente un film che rimane
imparziale e fedele ai fatti storici anche se
questi vanno contro il politicamente corretto
dei nostri giorni...ce ne parla Emilio Del Bel
Belluz.
Sono stato alla prima del film su Carnera in quel
di Pordenone, davanti ad un pubblico numeroso.
Ognuno era accorso per vedere la storia di un
campione dimenticato per troppo tempo dalla storia
e dalla boxe. La sala era gremita e silenziosa
e massima era l’attenzione. Il film ci ha
coinvolti tutti fino alla commozione. La storia
della vita di Carnera è stata magistralmente
affidata all’attore Andrea Iaia che per
prepararsi a questo ruolo ha dovuto costruirsi
un fisico da bronzo di Riace. Con il tempo ha
imparato a boxare e questo nella pellicola si
è visto. Il film inizia presentando la
figura della maestra elementare di Carnera interpretata
da Giovanna, vera figlia del pugile. Fin dall’inizio
ha saputo toccare il cuore dello spettatore, quando
alla lavagna scrive: “oggi 24 dicembre 1915
Buon Natale”. L’Italia era entrata
in guerra da alcuni mesi, e Sequals, come ogni
altro paese, aveva dato i suoi giovani alla patria
e tra questi anche il padre di Carnera. Le parole
dell’insegnante rivolte ai piccoli alunni
sono toccanti come carezze al cuore. Eccone alcune
: “Oggi è l’ultimo giorno di
scuola prima delle vacanze di Natale. Io so che
vi sarebbe piaciuto aspettare Gesù Bambino
con i vostri papà e le vostre mamme. Ma
non è possibile… Nell’aula
si fa un improvviso silenzio. I visi dei bambini
si intristiscono. Qualche lacrimone scivola lungo
le guance”. Ora nelle scuole è fatto
divieto di ricordare la dolce festa del Natale.
La società è cambiata, ogni cosa
si evolve, ma togliere a noi cristiani la dolcezza
del santo Natale è davvero come togliere
una parte importante della nostra vita, è
togliere i giorni migliori dell’anno e toglierli
in particolare ai nostri piccoli figli, che questo
periodo lo vivono con grande attesa e gioia. La
maestra dice ancora : “I vostri papà
sono al fronte per difendere la patria, e in questo
momento, proprio in questo momento, io sono sicura
che stanno pensando a voi”. Nei testi della
scuola primaria era presente la vita della famiglia
con tutti i suoi sani valori. Nel film, fin dall’inizio,
soffia la nostalgia dei buoni sentimenti come
la genuinità di quel bambino troppo grande
per il banco, quel bambino che alla nascita pesava
già otto chilogrammi. E divenuto grandicello,
se per necessità la madre lo mandava alla
bottega a comperare il pane, ritornava a casa
a mani vuote perché la fame era grande
come lui e il pane spariva in un attimo. Bisogna
elogiare il regista per come ha saputo narrare
la vita di questo grande italiano, grande campione.
Carnera nel film appare come un uomo genuino,
onesto, legato ai suoi figli, alla famiglia, alla
patria. Non ho gradito il suo saluto romano a
dita allargate fosse come un insulto a quel nuovo
periodo storico. Carnera assieme al Duce fece
il saluto romano come tanti un tempo. I partigiani
volevano ucciderlo, e questa è storia risaputa.
Non mi sarei permesso di dubitare sulla forza
di Carnera, né sulla forza di sentirsi
italiano e fascista allo stesso tempo. Il fascismo
amava il suo campione, anche verso il suo declino
non lo ha compreso. Il Carnera che esce dal film
è un prodotto della nostra terra e l’attaccamento
alla terra fa parte di quella continuità
che gli italiani stanno ritrovando per non finire
come gli Indiani d’America, situazione alla
quale noi stessi siamo andati incontro per la
nostra grande disponibilità. Con il calar
della sera ci si chiude in casa e tutti hanno
paura in particolare i vecchi. Anche le inferriate,
le porte blindate , i sistemi d’allarme
sono come le riserve indiane. Ognuno di noi vorrebbe
accanto un uomo dai muscoli possenti che ci difenda.
Un tempo alla televisione si vedeva un cartone
animato ispirato alla figura di un gigante che
aiutava la gente a sconfiggere le ingiustizie.
Mauro Corona, famoso scrittore di Erto, mio caro
amico, all’inizio di un mio libro dedicato
a Primo Carnera scrisse : “Carnera è
stato il mito della mia infanzia, l’uomo
che avrei voluto avere accanto quando avevo paura
della notte, quando mio padre mi picchiava, quando
dovevo portare fasci di fieno o di legna che mi
facevano piegare le ginocchia, quando, insomma,
ero adolescente e mi dovevo fare le ossa. Sognavo
allora di essere amico di Carnera e che mi potesse
dare una mano”. La figura di Carnera è
davvero quella di un uomo buono fin da bambino,
che per caso e grazie all’incontro di un
pugile francese che gli insegno a soffrire con
il pugilato è riuscito a scrivere quella
storia che nessuno potrà mai toglierli.
Egli è un mito che passa attraverso il
tempo, un mito che dovrebbe ritornare come i buoni
sentimenti di cui siamo scarsi. Carnera ha saputo
guidare la sua vita con forza e coraggio. Ha saputo
risalire la china, ha saputo rialzarsi dal tappeto
per ben undici volte contro Max Baer quando perse
il titolo mondiale, anche se aveva un piede fratturato,
volle storicamente scrivere quella pagina di pugni
e di dolore. Volere andare avanti anche quando
tutti ti danno per sconfitto, ti lacerano il cuore,
ti vogliono finito. Nel film in una scena si vede
Carnera che ritorna a casa in terza classe della
nave, e lo fa con umiltà. Si mette a giocare
con un bimbo, trovando nel suo sorriso la forza
di nascondere la sua amarezza così grande.
Quando il comandante della nave sa che tra i suoi
ospiti vi è il campione, non indugia un
attimo e gli mette a disposizione la sua cabina,
onorandosi di ospitare il campione . Nel nostro
Veneto si dice che “ Carnera con un pugno
ti butta a terra ”Ma Carnera era molto umano
anche con gli avversari che sconfiggeva a forza
di pugni, come per la morte di Scharf . La morte
di un suo avversario lo indisse a riflettere sulla
vita, e guardandosi le mani aveva pensato di appendere
i guantoni al chiodo. Poi un telegramma della
mamma del pugile morto lo riavvicinò alla
boxe, e divenne campione del mondo. La donna gli
disse che non era sua la colpa di tale sventura,
e consolato dalle parole di sua madre riprese
a vivere. Alla fine del film mi sono permesso
di dire al regista Martinelli, che il saluto romano
di Carnera presentato nel suo film non corrispondeva
alla realtà perché fatto vedere
a dita allargate. Dal mio punto di vista l’unico
neo dell’opera. La pellicola termina con
le parole del suo testamento spirituale : “
Alla fine si dice “ Ho preso tanti pugni
nella vita. Veramente tanti… Ma lo rifarei.
Perché tutti i pugni che ho preso sono
serviti a far studiare i miei figli…”.
Ma prima di tutto Carnera ci ha insegnato a lottare
contro il destino che a volte ci butta a terra,
ma proprio in quel momento dobbiamo rialzarci,
proprio in quel momento noi abbiamo vinto con
la vita. Grazie Primo campione di umiltà.
Emilio Del Bel Belluz, 13 maggio 2008 |
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| SESSO
E POTERE |
SCHEDA
TECNICA
Titolo originale: Wag the Dog
Nazione: USA
Anno di produzione: 1997
Genere: Grottesco-Commedia
Durata: 105’
Regia: Barry Levinson
Interpreti: Dustin Hoffman, Robert De
Niro, Anne Heche, Denis Leary, Willie Nelson,
Andrea Martin, Kirsten Dunst, William h. Macy,
Suzie Plakson
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RECENSIONE
Il film “Wag the dog” (in italiano
“Sesso e potere”), è del '97,
ha già quindi più d’un decennio
alle spaIle. La sua vicenda conserva purtuttavia
un certo interesse, alla luce delle recenti vicende
georgiane e del fatto che l’economia Usa,
in perdurante e gravissima crisi, sta fondendo
come un gelato a ferragosto (di qui i pesantissimi
interventi statali attuati dal governo).
Ellen Brown, un'avvocatessa civilista che studia
i trucchi finanziari (il suo ultimo saggio ha
per titolo «The Web of Debt», la rete
del debito) sospetta addirittura che il conflitto
in Georgia possa essere stato scatenato per distrarre
dalla enorme crisi che incombe.
Ma veniamo alla trama.
Mancano due settimane alle elezioni presidenziali,
e il Presidente degli Stati Uniti in carica viene
coinvolto in uno scandalo, per le possibili accuse
derivanti dalla violenza subita da una minorenne
all'interno della Casa Bianca. Prima che l'incidente
possa causare danni irreparabili per la rielezione,
viene chiamato alla Casa Bianca Conrad Brean (Robert
De Niro), consulente esperto di mass media, al
quale viene affidato il compito di fare in modo
che l'opinione pubblica sia impegnata con qualche
altro avvenimento, così da coprire l'eventuale
svolgersi della "questione" che coinvolge
il Presidente. Conrad ha una straordinaria abilità
nel manipolare politica, stampa e popolazione.
Si reca subito in California, e, a Los Angeles,
coinvolge abilmente Stanley Motss (Dustin Hoffman),
regista e produttore di fiction tv, a partecipare
all'impresa. Dopo avere buttato giù varie
idee, viene trovata quella giusta.
Si farà credere, attraverso giornali e
televisioni, che è scoppiata una guerra,
alla quale gli Stati Uniti non possono non partecipare.
Viene individuata l'Albania come luogo dove prendono
il via le ostilità, vengono girati in studio
a forza di effetti speciali elettronici finti
servizi di finti inviati dal fronte di guerra,
arrivano le prime vittime americane di guerra.
Si allestisce il funerale, secondo la solenne
tradizione americana. Ma a questo punto Stanley
si ribella e non vuole più stare al gioco.
Mentre Conrad cerca di dissuaderlo, Stanley muore
per attacco cardiaco. Alla televisione intanto,
uno speaker annuncia che c'è stato un attacco
di terroristi albanesi e che il Presidente ha
allertato l'esercito.
Ohimè, il conflitto georgiano è
una realtà. Anche se forse non a caso Saakashvili
ha attaccato l'Ossezia il 7 agosto, il giorno
in cui la FED ha pubblicato i dati sugli inauditi
volumi di acquisti di BOT americani da parte delle
Banche Centrali…
Nulla è come sembra! |
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| BRAZIL |
SCHEDA
TECNICA
Titolo originale: Brazil
Nazione: Gran Bretagna
Anno di produzione: 1985
Genere: Fantastico
Durata: 131’
Regia: Terry Gilliam
Interpreti: Robert De Niro, Jonathan
Pryce, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent
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RECENSIONE
Il cult movie di Terry Gilliam è oramai
considerato un classico del cinema fantascientifico
di qualità, spettacolare e intelligente.
Ma prima della sua uscita fu al centro di una
furiosa battaglia tra il regista e la produzione.
Da qualche parte nel ventesimo secolo…dice
la didascalia iniziale di Brazil, ma quella che
si racconta in questa magnifica fanta-tragicommedia
dark è una storia senza tempo. Se proprio
deve essere collegata ad una data allora questa
sarà certamente il 1984, non solo anno
in cui ne è iniziata la produzione ma anche
e soprattutto titolo del romanzo di George Orwell
che costituisce chiaramente il momento ispiratore
iniziale; tant’è che si era persino
pensato di intitolarlo “1984 e ½”,
titolo a metà strada tra Orwell e Fellini
che lo descrive ironicamente e perfettamente.
Orwell scrisse il suo romanzo durante un soggiorno
in una fattoria scozzese mentre combatteva contro
quella tubercolosi che lo avrebbe ucciso solo
sette mesi dopo la pubblicazione del libro. La
data era puramente simbolica, infatti durante
le prime stesure era stata prima il 1980 e poi
il 1982. La raggelante vicenda, straripante metafora,
racconta di uno dei rischi perenni della convivenza
tra esseri umani: la possibilità che il
potere, per tramite della tecnologia e della burocrazia,
prenda il sopravvento sugli altri e pretenda di
controllarne vita e, lavoro, relazioni e morte.
Persino i sogni. Su questo aspetto onirico un
regista visionario come Terry Gilliam si avvantaggia
decisamente rispetto ad un Michael Radford che
più o meno nello stesso periodo realizzava
una versione cinematografica ufficiale del romanzo.
Il suo “Orwell 1984”, pur sorretto
da un ottimo cast che comprendeva John Hurt, Suzanna
Hamilton e Richard Burton, non ha un decimo della
forza e dell’impatto anche visivo del film
di Gilliam.
Brazil nasce dunque sulla falsariga dell’incubo
orwelliano, trasformato con tocchi di umorismo
in una geniale satira sulla burocrazia e comunque
capace di svilupparsi in modo del tutto autonomo
e originale, anche perché il regista stesso
ha in più occasioni dichiarato di non aver
mai letto 1984. Lo spunto di partenza pare piuttosto
essere stato un’immagine che continuava
a formarsi nella mente del cineasta: un uomo seduto
su una spiaggia nera come il carbone che, immobile,
ascolta da una radio la famosa canzone “Aquarela
do Brasil” scritta nel 1939 da Ary Barroso
e dalla quale poi sarebbe scaturito il titolo
definitivo. L’idea stava maturando nella
mente di Gilliam già da diverso tempo,
da prima de “I banditi del tempo”
(1981), ma nessuno voleva finanziarla. Dopo che
quel film incassò quasi 36 milioni di dollari
negli Stati Uniti, sua terra natale, il regista
colse al balzo il momento proficuo e trovò
i finanziamenti necessari per la realizzazione
di questo suo vecchio progetto. A fianco del produttore
indipendente Arnon Milchan, la Universal Pictures
mise a disposizione un budget di 15 milioni di
dollari.
Per la sceneggiatura fu contattato il drammaturgo
Tom Stoppard.
Stoppard, al contrario di Gilliam, era abituato
a lavorare per conto proprio per cui l’approccio
adottato fu che lo scrittore scriveva e poi proponeva
una prima stesura al regista, che esponeva poi
i suoi commenti e suggerimenti. E così
via per le varie sezioni del copione.
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| V
FOR VENDETTA |
SCHEDA
TECNICA
Titolo originale: V for Vendetta
Nazione: U.S.A, Gran Bretagna, Germania
Anno di produzione: 2005
Genere: Fantascienza
Durata: 132’
Regia: James McTeigue
Interpreti: Natalie Portman, Hugo Weaving,
Stephen Rea, John Hurt, Stephen Fry
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RECENSIONE
Dal genio di Alan Moore (vedi la scheda di Novopress)
nasce il fumetto “V for Vendetta”,
basato sulla storia di una Gran Bretagna totalitaria
alla George Orwell, che rinasce grazie ai colpi
anarchici e ribelli di un misterioso eroe V, paladino
dell’arte e della libertà e armato
di un’idea e di un simbolo - la V cerchiata,
appunto - innegabile rimando alla A cerchiata
degli anarchici.
Dopo un indiscutibile successo di pubblico e di
critica, finalmente esce il film accompagnato
da una gran campagna/propaganda, nonché
dalla presenza di un nome del calibro di Natalie
Portman, che, francamente, faceva pensare al peggio.
Prodotto dalla Warner Bros e diretto da James
McTiegue (chi? assistente alla regia di “Matrix”,
“Matrix Revolutions”, “Star
Wars II”, ecc. ed alla prima esperienza
dietro la macchina da presa) è frutto di
una collaborazione yankee-tedesca, di solito sinonimo
di cattivo gusto, ma non in questo caso.
Rispetto al fumetto, il film è molto più
soft, merito delle anime cristiano-metodiste anglo-americane,
dunque non insiste eccessivamente nel binomio
malvagi=fascisti e ci risparmia la morte del cardinale-pedofilo
attraverso ostia avvelenata che gli avrebbe procurato
una scomunica dall’associazione madri e
famiglie statunitense, nonostante non riesca a
passare la censura per violenza e linguaggio.
La dittatura del fumetto diviene quindi una sorta
di entità astratta, anche se mantiene il
campo di concentramento di memoria assolutamente
nazi in cui avvengono orridi ed inumani esperimenti
e che da vita al tenebroso V.
Ad ogni modo, la resa perbenista del film non
dispiace, soprattutto considerando che uno dei
cattivissimi presente nel fumetto, in buona compagnia,
ovviamente ad Adolf Hitler, è Benito Mussolini
e che la scena della morte del cardinale è,
oltre ogni personale credo, oltremodo blasfema.
V for Vendetta, come potete ben intuire a questo
punto, è stato duramente ostracizzato dai
pro-life americani, uno su tutti, Life Site, che
gli ha dedicato un articolo veemente e dato vita
ad una protesta tesa al boicottaggio dello stesso.
Sulla carta, il film appare decisamente anti-conservatore,
esprimendosi contro un certo ordine sociale, seppur
dittatoriale, e contro la Chiesa, attraverso il
suddetto prete pedofilo…in più, i
riferimenti ai regimi nazionalsocialista e fascista,
sono palesemente ovvi, mentre la sinistra amerà
impersonificarsi nella figura di V, il liberatore
mascherato, prima vittima, poi carnefice, in nome
di una libertà perenne ed indiscussa (“freedom,
forever!”). Allora perché un film
non conforme? Perché quello che si legge
al di là delle apparenze è l’esaltazione
della ribellione nei confronti di una società
tecnocratica e mediatica, che tutto vigila e tutto
controlla, dunque la parabola di un mondo moderno
governato dal sommo potere audio-video in cui
noi tutti viviamo. E di cui noi tutti siamo sudditi
e vittime.
V è, invece, un conservatore, in quanto
conserva le vestigia di una società decaduta,
che vive nel presente, che tutto nasconde e tutto
dimentica; la sua casa è un contenitore
di arte, sia essa dischi, film, libri, scultura,
quadri…Egli vive circondato da ciò
che è passato (la qual cosa è di
per sé l’antitesi della sinistra
riformatrice), in un simulacro di vitalità
che il mondo ha rimosso, egli contempla, ascolta,
danza, agisce. Utilizza la violenza e lo fa non
tanto attraverso la dinamite e una giustizia implacabile,
seminando morte e rose scarlatte, ma attraverso
la “cura” cui sottopone la debole
Evey, piccola codarda, trasformata in una guerriera
purosangue. Umiliandola, colpendola, rasandole
i capelli (come facevano i partigiani di un tempo
alle collaboratrici o presunte tali), attraverso
il dolore e la vergogna di sé stessa, le
mostra la via. Ella rinasce, bella e gagliarda,
pronta a incassare la sua eredità nella
lotta contro il male.
La regia è formidabile, i colori, la scenografia
ineccepibili. Natalie Portman supera il perfetto,
nella sua trasformazione da scialba concubina
del male a eroica resistente. I dialoghi ma, soprattutto,
i monologhi di V, sono quasi Shakespeariani, assistiti
da un accento britannico che aggiunge al tutto
quel tocco drammatico europeo che raramente gli
statunitensi riescono ad ottenere.
“V for Vendetta” vi farà commuovere,
se non fosse per quella scena finale, in cui la
folla ormai risvegliata e redenta, cala le maschere
per fissare adorante, ma severa, un cielo notturno
illuminato da fuochi d’artificio ed esplosioni…un
po’ troppo, soprattutto se avete visto l’ultimo
zombie film di Romero e, come me, non riuscite
a trattenere la pecoreccia associazione mentale
ed una risata , mista a delusione, della serie:
il troppo storpia.
Tra gli altri attori protagonisti, con un ruolo
che si distanzia da quello pensato per il fumetto,
sottolineo la presenza di Stephen Rea, commissario
dissidente, noto agli amanti del genere horror,
per la sua prestazione maligna in “Feardotcom”.
Dopo averlo visto nei panni di un chirurgo maniaco,
impossibile immaginarlo in altre vesti!
Accanto alla rasata Portman, un altro attore magnifico
è il crudele Lewis Prothero (Roger Allam),
una bomba, mentre il misterioso V è interpretato
da Hugo Weaving, il mitico elfo Elrond di “The
Lord of the Rings”, oppure, il cattivissimo
Agent Smith di “Matrix” (come volete),
geniale nella sua gestualità, essendo costretto
a recitare con una maschera per tutto il film.
Concludendo, uno dei film più belli degli
ultimi anni. Come “Fahrenheit 451”,
emblema della sinistra, ma, indiscutibilmente,
di destra!
Note: Il simbolo dei malvagi al potere
ricorda non vagamente quello della Guardia di
Ferro del Capitano Codreanu.
C’è realmente una citazione da Shakespeare:
“And thus I clothe my naked villany/With
old odd ends stolen out of holy writ; And seem
a saint, when most I play the devil”.
(Shakespeare’s Richard III, Atto primo,
scena terza)
V ricalca le azioni di Guy Fawkes, terrorista
del XVII secolo, che cercò di bombardare
il Parlamento inglese. Nella notte del 5 di novembre
(Remember, remember the 5th of November.) in Inghilterra
viene tutt’oggi commemorata la cattura di
Guy Fawkes, attraverso l’esplosione di fuochi
d’artificio e bruciandone una sua effige.
(recensito da NovopressItalia)
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| THE
ISLAND |
SCHEDA
TECNICA
Titolo originale: The Island
Nazione: USA
Anno di produzione: 2005
Genere: Fantascienza
Durata: 127'
Regia: Michael Bay
Interpreti: Con Ewan McGregor,
Scarlett Johansson, Djimon Hounsou, Sean Bean,
Steve Buscemi, Michael Clarke Duncan
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RECENSIONE
Life Site, uno dei portali cristiani nordamericani
più seriosi, gli ha dedicato addirittura
un lungo e appassionato articolo e numerosi forum
conservativi della destra americana lo hanno idolatrato
e osannato per mesi.
Noi ci limitiamo a spostare in cantina i vari
“Matrix” (di cui, ad onor del vero,
più di uno spunto é stato preso),
“Blade Runner”, “Soilent Green”
e via dicendo per fare posto a questa bomba cinematografica,
che merita un palco d’onore tra la collezione
dei film i-m-p-e-r-d-i-b-i-l-i.
Snobbato dalla critica underground per via di
un budget multimilionario e della presenza della
belloccia Scarlett Johansson - la cui unica colpa
é di essere di una bellezza snervante e,
quindi, poco credibile in un film d’azione
- la quale, invece, oltre a recitare in maniera
impeccabile, si rivela la protagonista perfetta
per un film fisicamente massacrante.
Un film, ci spiace deludere i vari criticoni dei
circuiti mainstream, che non é assolutamente
un action movie, né un banale sci-fi, ma
una perla artistica capace di sintetizzare perfettamente
una trama da brivido in cui una società
parallela e, a prima immagine, perfetta, di superstiti
ad una contaminazione si sovrappone al mistero
di un mondo al di là del bunker che nessuno
sembra realmente ricordare, scene di azione che
da anni stavamo aspettando, uno script eccellente,
una contemporaneità ed attualità
per i contenuti scelti in grado di sferrare più
di un violento pugno al vostro povero stomaco.
Diretto da Michael Bay, giovane regista che ha
sfornato più di una atrocità, come
“Armageddon”, “Pearl Harbour”,
“Bad Boys II” e “The Lionel
Richie Collection”, e prodotto film dal
calibro di “The Texas Chainsaw Massacre”
(il nuovo “Non Aprite quella porta”)
e “The Amityville Horror” (remake
del mitico vecchio “Amityville”) –
“The Island” vede come protagonista
maschile al fianco della sublime Scarlett, un
geneticamente perfetto Ewan McGregor, l’unico
all’interno di questa popolazione parallela
a porsi domande sulla sua vita all’interno
di un Eden, ricostruito in seguito ad una non
meglio specificata contaminazione mondiale.
La vita di Scarlett e Ewan (nel film, Jordan e
Lincoln) scorre sempre uguale all’interno
di una sorta di lussuoso bunker dall’arredamento
design - annichilente - in cui sbirri, dottori
e datori di lavoro si prendono cura degli ultimi
superstiti ad un contagio planetario.
Unica e perpetua distrazione: la speranza di essere
estratti dalla lotteria per un esclusivo soggiorno
nell’isola, la sola zona al mondo ad essere
rimasta incontaminata.
Ed é proprio con questo specchietto per
le allodole che i guru del sinistro bunker tengono
buoni gli atletici superstiti… a questo
punto i lettori potrebbero già iniziare
a fare delle libere associazioni mentali.
Senza svelare troppo, vi lasciamo con delle battute
del film, alcune delle quali meritano davvero
qualcosa di più dell’ascolto…la
riflessione.
“L’isola é la sola cosa che
gli da’ speranza”.
“Tu sei stato scelto. Sei molto speciale
per noi, sii felice. Andrai sull’isola.”
“Chi ha deciso che il tofu é la nostra
prima scelta? E poi, che diavolo é il tofu?”
Riferimenti: il bar nel bunker e i costumi dei
protagonisti ricordano il Korova Milk Bar ed i
costumi di “Clockwork Orange”; il
laboratorio sotterraneo é la copia della
prateria di corpi nel primo “Matrix”;
le scene cittadine ricordano “Blade Runner”
ed i suoi mille film-cloni. Il paesaggio desertico
allude indubbiamente a “Mad Max”.
Geniale lo stripper-biker-club in cui i nostri
poveri eroi vengono canzonati per via del loro
abbigliamento e del modo di esprimersi.
Curiosità: cominciano ad essere sempre
più numerosi i film a grosso budget che
scelgono di scartare scene di sesso, nudità,
ultra-violenza, oscenità…Un segnale
importante che proviene soprattutto dagli Stati
Uniti, Paese che, con tutte le dovute “scuse”
agli “anti-americani” di professione,
si rivela in molti campi anni luce avanti a noi.
Che sia un ritorno di fiamma del puritanesimo
wasp anni ‘50 oppure una vera presa di coscienza
non sappiamo dirlo con certezza. Certo é
che ci fa piacere.
(recensito da NovopressItalia)
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| "NOVEMBRE:
Le Giornate di Trieste" |
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Finalmente
pubblicato e distribuito questo meritorio e bel
mediometraggio frutto della collaborazione tra
l'Associazione Culturale "Novecento" e la Divine
Films, realizzato nell'ambito di un progetto celebrativo
legato al ritorno di Trieste all'Italia. Il film,
liberamente ispirato alle drammatiche giornate
dei moti insurrezionali del 5 e 6 novembre del
1953, quando nel capoluogo giuliano rimasero uccisi
sei triestini in seguito agli scontri di piazza
tra gli ardenti patrioti e l'arrogante polizia
del regime di occupazione « alleato
»; "Novembre" racconta così
le vicende di alcuni personaggi coinvolti a differenti
livelli nel compiersi degli eventi.
Mentre nelle stanze del castello di Duino il governatore
inglese di Trieste discute di politica, Corso,
disilluso cineoperatore fiorentino, si muove con
la sua macchina da presa attraverso una città
in subbuglio. Le manifestazioni per il ritorno
di Trieste all'Italia sono proibite, la tensione
sale, divampano tumulti. Corso assiste e documenta
la dura repressione della polizia civile guidata
dagli inglesi, che non si ferma nemmeno di fronte
all'altare della chiesa di San Antonio. Conosce
Lorenzo, studente e irriducibile sostenitore della
causa italiana, la sua fidanzata Anna e il giovane
Mario, poco più che tredicenne. Nonostante
sia un tipo piuttosto schivo, Corso prova simpatia
per il ragazzino che dice di voler diventare cineoperatore
e assiste alle tribolazioni dell'irruento Lorenzo
e alle sofferenze di Anna, sensibile e altruista.
Alla cerimonia di riconsacrazione della chiesa
la polizia apre il fuoco sulla folla inerme. A
Corso manca la forza per continuare a girare.
Perduta la sua scorza fatta di cinismo si ritrova
in qualche modo cambiato, stanco di essere testimone
e di documentare la violenza di cui si nutre un
sistema collaudato, all'interno del quale i giochi
delle grandi potenze si contrappongono alle ragioni
ed alle aspirazioni della gente, schiacciandole.
Il film, della durata di 35 minuti, è stato
interamente girato nella Provincia di Trieste
nell'ottobre del 2004. Le due settimane di riprese
hanno coinvolto una troupe di cinquanta persone
e oltre 250 comparse.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno
del Comune di Trieste, della Fondazione CRT, della
Provincia di Trieste, della Regione Autonoma Friuli
Venezia Giulia e dell'AMT.
L'intento è quello di ricordare e rendere
note vicende gloriose e dolorose che appaiono
poco conosciute in Italia e nel mondo, unitamente
a valorizzare la città di Trieste e la
sua ricca memoria storica. Un omaggio all'eroico
popolo triestino che, nel dopoguerra, seppe difendere
il tricolore e coltivare l'amore per la Patria,
resistendo sia alla violenza comunista che all'oppressione
anglo-americana.
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il DVD a 10,00 € |
IERI, OGGI, DOMANI: DISOBBEDIENTI PER
LA PATRIA! |
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Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Verona |
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