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CARNERA - THE WALKING MOUNTAIN

SCHEDA TECNICA

Titolo originale:
Carnera - The walking mountain
Nazione:
Italia
Anno di produzione:
2007
Genere:
Biografico
Durata:
123’
Regia:
Renzo Martinelli
Interpreti:
Andrea Iaia, Anna Valle, F. Murray Abraham, Paul Sorvino, Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Antonio Cupo, Nino Benvenuti

RECENSIONE
CARNERA: UN FILM DECENTE. Finalmente un film che rimane imparziale e fedele ai fatti storici anche se questi vanno contro il politicamente corretto dei nostri giorni...ce ne parla Emilio Del Bel Belluz.
Sono stato alla prima del film su Carnera in quel di Pordenone, davanti ad un pubblico numeroso. Ognuno era accorso per vedere la storia di un campione dimenticato per troppo tempo dalla storia e dalla boxe. La sala era gremita e silenziosa e massima era l’attenzione. Il film ci ha coinvolti tutti fino alla commozione. La storia della vita di Carnera è stata magistralmente affidata all’attore Andrea Iaia che per prepararsi a questo ruolo ha dovuto costruirsi un fisico da bronzo di Riace. Con il tempo ha imparato a boxare e questo nella pellicola si è visto. Il film inizia presentando la figura della maestra elementare di Carnera interpretata da Giovanna, vera figlia del pugile. Fin dall’inizio ha saputo toccare il cuore dello spettatore, quando alla lavagna scrive: “oggi 24 dicembre 1915 Buon Natale”. L’Italia era entrata in guerra da alcuni mesi, e Sequals, come ogni altro paese, aveva dato i suoi giovani alla patria e tra questi anche il padre di Carnera. Le parole dell’insegnante rivolte ai piccoli alunni sono toccanti come carezze al cuore. Eccone alcune : “Oggi è l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale. Io so che vi sarebbe piaciuto aspettare Gesù Bambino con i vostri papà e le vostre mamme. Ma non è possibile… Nell’aula si fa un improvviso silenzio. I visi dei bambini si intristiscono. Qualche lacrimone scivola lungo le guance”. Ora nelle scuole è fatto divieto di ricordare la dolce festa del Natale. La società è cambiata, ogni cosa si evolve, ma togliere a noi cristiani la dolcezza del santo Natale è davvero come togliere una parte importante della nostra vita, è togliere i giorni migliori dell’anno e toglierli in particolare ai nostri piccoli figli, che questo periodo lo vivono con grande attesa e gioia. La maestra dice ancora : “I vostri papà sono al fronte per difendere la patria, e in questo momento, proprio in questo momento, io sono sicura che stanno pensando a voi”. Nei testi della scuola primaria era presente la vita della famiglia con tutti i suoi sani valori. Nel film, fin dall’inizio, soffia la nostalgia dei buoni sentimenti come la genuinità di quel bambino troppo grande per il banco, quel bambino che alla nascita pesava già otto chilogrammi. E divenuto grandicello, se per necessità la madre lo mandava alla bottega a comperare il pane, ritornava a casa a mani vuote perché la fame era grande come lui e il pane spariva in un attimo. Bisogna elogiare il regista per come ha saputo narrare la vita di questo grande italiano, grande campione. Carnera nel film appare come un uomo genuino, onesto, legato ai suoi figli, alla famiglia, alla patria. Non ho gradito il suo saluto romano a dita allargate fosse come un insulto a quel nuovo periodo storico. Carnera assieme al Duce fece il saluto romano come tanti un tempo. I partigiani volevano ucciderlo, e questa è storia risaputa. Non mi sarei permesso di dubitare sulla forza di Carnera, né sulla forza di sentirsi italiano e fascista allo stesso tempo. Il fascismo amava il suo campione, anche verso il suo declino non lo ha compreso. Il Carnera che esce dal film è un prodotto della nostra terra e l’attaccamento alla terra fa parte di quella continuità che gli italiani stanno ritrovando per non finire come gli Indiani d’America, situazione alla quale noi stessi siamo andati incontro per la nostra grande disponibilità. Con il calar della sera ci si chiude in casa e tutti hanno paura in particolare i vecchi. Anche le inferriate, le porte blindate , i sistemi d’allarme sono come le riserve indiane. Ognuno di noi vorrebbe accanto un uomo dai muscoli possenti che ci difenda. Un tempo alla televisione si vedeva un cartone animato ispirato alla figura di un gigante che aiutava la gente a sconfiggere le ingiustizie. Mauro Corona, famoso scrittore di Erto, mio caro amico, all’inizio di un mio libro dedicato a Primo Carnera scrisse : “Carnera è stato il mito della mia infanzia, l’uomo che avrei voluto avere accanto quando avevo paura della notte, quando mio padre mi picchiava, quando dovevo portare fasci di fieno o di legna che mi facevano piegare le ginocchia, quando, insomma, ero adolescente e mi dovevo fare le ossa. Sognavo allora di essere amico di Carnera e che mi potesse dare una mano”. La figura di Carnera è davvero quella di un uomo buono fin da bambino, che per caso e grazie all’incontro di un pugile francese che gli insegno a soffrire con il pugilato è riuscito a scrivere quella storia che nessuno potrà mai toglierli. Egli è un mito che passa attraverso il tempo, un mito che dovrebbe ritornare come i buoni sentimenti di cui siamo scarsi. Carnera ha saputo guidare la sua vita con forza e coraggio. Ha saputo risalire la china, ha saputo rialzarsi dal tappeto per ben undici volte contro Max Baer quando perse il titolo mondiale, anche se aveva un piede fratturato, volle storicamente scrivere quella pagina di pugni e di dolore. Volere andare avanti anche quando tutti ti danno per sconfitto, ti lacerano il cuore, ti vogliono finito. Nel film in una scena si vede Carnera che ritorna a casa in terza classe della nave, e lo fa con umiltà. Si mette a giocare con un bimbo, trovando nel suo sorriso la forza di nascondere la sua amarezza così grande. Quando il comandante della nave sa che tra i suoi ospiti vi è il campione, non indugia un attimo e gli mette a disposizione la sua cabina, onorandosi di ospitare il campione . Nel nostro Veneto si dice che “ Carnera con un pugno ti butta a terra ”Ma Carnera era molto umano anche con gli avversari che sconfiggeva a forza di pugni, come per la morte di Scharf . La morte di un suo avversario lo indisse a riflettere sulla vita, e guardandosi le mani aveva pensato di appendere i guantoni al chiodo. Poi un telegramma della mamma del pugile morto lo riavvicinò alla boxe, e divenne campione del mondo. La donna gli disse che non era sua la colpa di tale sventura, e consolato dalle parole di sua madre riprese a vivere. Alla fine del film mi sono permesso di dire al regista Martinelli, che il saluto romano di Carnera presentato nel suo film non corrispondeva alla realtà perché fatto vedere a dita allargate. Dal mio punto di vista l’unico neo dell’opera. La pellicola termina con le parole del suo testamento spirituale : “ Alla fine si dice “ Ho preso tanti pugni nella vita. Veramente tanti… Ma lo rifarei. Perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli…”. Ma prima di tutto Carnera ci ha insegnato a lottare contro il destino che a volte ci butta a terra, ma proprio in quel momento dobbiamo rialzarci, proprio in quel momento noi abbiamo vinto con la vita. Grazie Primo campione di umiltà.
Emilio Del Bel Belluz, 13 maggio 2008


SESSO E POTERE

SCHEDA TECNICA

Titolo originale:
Wag the Dog
Nazione:
USA
Anno di produzione:
1997
Genere:
Grottesco-Commedia
Durata:
105’
Regia:
Barry Levinson
Interpreti:
Dustin Hoffman, Robert De Niro, Anne Heche, Denis Leary, Willie Nelson, Andrea Martin, Kirsten Dunst, William h. Macy, Suzie Plakson

RECENSIONE
Il film “Wag the dog” (in italiano “Sesso e potere”), è del '97, ha già quindi più d’un decennio alle spaIle. La sua vicenda conserva purtuttavia un certo interesse, alla luce delle recenti vicende georgiane e del fatto che l’economia Usa, in perdurante e gravissima crisi, sta fondendo come un gelato a ferragosto (di qui i pesantissimi interventi statali attuati dal governo).
Ellen Brown, un'avvocatessa civilista che studia i trucchi finanziari (il suo ultimo saggio ha per titolo «The Web of Debt», la rete del debito) sospetta addirittura che il conflitto in Georgia possa essere stato scatenato per distrarre dalla enorme crisi che incombe.
Ma veniamo alla trama.
Mancano due settimane alle elezioni presidenziali, e il Presidente degli Stati Uniti in carica viene coinvolto in uno scandalo, per le possibili accuse derivanti dalla violenza subita da una minorenne all'interno della Casa Bianca. Prima che l'incidente possa causare danni irreparabili per la rielezione, viene chiamato alla Casa Bianca Conrad Brean (Robert De Niro), consulente esperto di mass media, al quale viene affidato il compito di fare in modo che l'opinione pubblica sia impegnata con qualche altro avvenimento, così da coprire l'eventuale svolgersi della "questione" che coinvolge il Presidente. Conrad ha una straordinaria abilità nel manipolare politica, stampa e popolazione. Si reca subito in California, e, a Los Angeles, coinvolge abilmente Stanley Motss (Dustin Hoffman), regista e produttore di fiction tv, a partecipare all'impresa. Dopo avere buttato giù varie idee, viene trovata quella giusta.
Si farà credere, attraverso giornali e televisioni, che è scoppiata una guerra, alla quale gli Stati Uniti non possono non partecipare. Viene individuata l'Albania come luogo dove prendono il via le ostilità, vengono girati in studio a forza di effetti speciali elettronici finti servizi di finti inviati dal fronte di guerra, arrivano le prime vittime americane di guerra. Si allestisce il funerale, secondo la solenne tradizione americana. Ma a questo punto Stanley si ribella e non vuole più stare al gioco. Mentre Conrad cerca di dissuaderlo, Stanley muore per attacco cardiaco. Alla televisione intanto, uno speaker annuncia che c'è stato un attacco di terroristi albanesi e che il Presidente ha allertato l'esercito.
Ohimè, il conflitto georgiano è una realtà. Anche se forse non a caso Saakashvili ha attaccato l'Ossezia il 7 agosto, il giorno in cui la FED ha pubblicato i dati sugli inauditi volumi di acquisti di BOT americani da parte delle Banche Centrali…
Nulla è come sembra!


BRAZIL

SCHEDA TECNICA

Titolo originale:
Brazil
Nazione:
Gran Bretagna
Anno di produzione:
1985
Genere:
Fantastico
Durata:
131’
Regia:
Terry Gilliam
Interpreti:
Robert De Niro, Jonathan Pryce, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent

RECENSIONE
Il cult movie di Terry Gilliam è oramai considerato un classico del cinema fantascientifico di qualità, spettacolare e intelligente. Ma prima della sua uscita fu al centro di una furiosa battaglia tra il regista e la produzione.
Da qualche parte nel ventesimo secolo…dice la didascalia iniziale di Brazil, ma quella che si racconta in questa magnifica fanta-tragicommedia dark è una storia senza tempo. Se proprio deve essere collegata ad una data allora questa sarà certamente il 1984, non solo anno in cui ne è iniziata la produzione ma anche e soprattutto titolo del romanzo di George Orwell che costituisce chiaramente il momento ispiratore iniziale; tant’è che si era persino pensato di intitolarlo “1984 e ½”, titolo a metà strada tra Orwell e Fellini che lo descrive ironicamente e perfettamente. Orwell scrisse il suo romanzo durante un soggiorno in una fattoria scozzese mentre combatteva contro quella tubercolosi che lo avrebbe ucciso solo sette mesi dopo la pubblicazione del libro. La data era puramente simbolica, infatti durante le prime stesure era stata prima il 1980 e poi il 1982. La raggelante vicenda, straripante metafora, racconta di uno dei rischi perenni della convivenza tra esseri umani: la possibilità che il potere, per tramite della tecnologia e della burocrazia, prenda il sopravvento sugli altri e pretenda di controllarne vita e, lavoro, relazioni e morte. Persino i sogni. Su questo aspetto onirico un regista visionario come Terry Gilliam si avvantaggia decisamente rispetto ad un Michael Radford che più o meno nello stesso periodo realizzava una versione cinematografica ufficiale del romanzo. Il suo “Orwell 1984”, pur sorretto da un ottimo cast che comprendeva John Hurt, Suzanna Hamilton e Richard Burton, non ha un decimo della forza e dell’impatto anche visivo del film di Gilliam.
Brazil nasce dunque sulla falsariga dell’incubo orwelliano, trasformato con tocchi di umorismo in una geniale satira sulla burocrazia e comunque capace di svilupparsi in modo del tutto autonomo e originale, anche perché il regista stesso ha in più occasioni dichiarato di non aver mai letto 1984. Lo spunto di partenza pare piuttosto essere stato un’immagine che continuava a formarsi nella mente del cineasta: un uomo seduto su una spiaggia nera come il carbone che, immobile, ascolta da una radio la famosa canzone “Aquarela do Brasil” scritta nel 1939 da Ary Barroso e dalla quale poi sarebbe scaturito il titolo definitivo. L’idea stava maturando nella mente di Gilliam già da diverso tempo, da prima de “I banditi del tempo” (1981), ma nessuno voleva finanziarla. Dopo che quel film incassò quasi 36 milioni di dollari negli Stati Uniti, sua terra natale, il regista colse al balzo il momento proficuo e trovò i finanziamenti necessari per la realizzazione di questo suo vecchio progetto. A fianco del produttore indipendente Arnon Milchan, la Universal Pictures mise a disposizione un budget di 15 milioni di dollari.
Per la sceneggiatura fu contattato il drammaturgo Tom Stoppard.
Stoppard, al contrario di Gilliam, era abituato a lavorare per conto proprio per cui l’approccio adottato fu che lo scrittore scriveva e poi proponeva una prima stesura al regista, che esponeva poi i suoi commenti e suggerimenti. E così via per le varie sezioni del copione.


V FOR VENDETTA

SCHEDA TECNICA

Titolo originale:
V for Vendetta
Nazione:
U.S.A, Gran Bretagna, Germania
Anno di produzione:
2005
Genere:
Fantascienza
Durata:
132’
Regia:
James McTeigue
Interpreti:
Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, John Hurt, Stephen Fry

RECENSIONE
Dal genio di Alan Moore (vedi la scheda di Novopress) nasce il fumetto “V for Vendetta”, basato sulla storia di una Gran Bretagna totalitaria alla George Orwell, che rinasce grazie ai colpi anarchici e ribelli di un misterioso eroe V, paladino dell’arte e della libertà e armato di un’idea e di un simbolo - la V cerchiata, appunto - innegabile rimando alla A cerchiata degli anarchici.
Dopo un indiscutibile successo di pubblico e di critica, finalmente esce il film accompagnato da una gran campagna/propaganda, nonché dalla presenza di un nome del calibro di Natalie Portman, che, francamente, faceva pensare al peggio.
Prodotto dalla Warner Bros e diretto da James McTiegue (chi? assistente alla regia di “Matrix”, “Matrix Revolutions”, “Star Wars II”, ecc. ed alla prima esperienza dietro la macchina da presa) è frutto di una collaborazione yankee-tedesca, di solito sinonimo di cattivo gusto, ma non in questo caso.
Rispetto al fumetto, il film è molto più soft, merito delle anime cristiano-metodiste anglo-americane, dunque non insiste eccessivamente nel binomio malvagi=fascisti e ci risparmia la morte del cardinale-pedofilo attraverso ostia avvelenata che gli avrebbe procurato una scomunica dall’associazione madri e famiglie statunitense, nonostante non riesca a passare la censura per violenza e linguaggio.
La dittatura del fumetto diviene quindi una sorta di entità astratta, anche se mantiene il campo di concentramento di memoria assolutamente nazi in cui avvengono orridi ed inumani esperimenti e che da vita al tenebroso V.
Ad ogni modo, la resa perbenista del film non dispiace, soprattutto considerando che uno dei cattivissimi presente nel fumetto, in buona compagnia, ovviamente ad Adolf Hitler, è Benito Mussolini e che la scena della morte del cardinale è, oltre ogni personale credo, oltremodo blasfema.
V for Vendetta, come potete ben intuire a questo punto, è stato duramente ostracizzato dai pro-life americani, uno su tutti, Life Site, che gli ha dedicato un articolo veemente e dato vita ad una protesta tesa al boicottaggio dello stesso.
Sulla carta, il film appare decisamente anti-conservatore, esprimendosi contro un certo ordine sociale, seppur dittatoriale, e contro la Chiesa, attraverso il suddetto prete pedofilo…in più, i riferimenti ai regimi nazionalsocialista e fascista, sono palesemente ovvi, mentre la sinistra amerà impersonificarsi nella figura di V, il liberatore mascherato, prima vittima, poi carnefice, in nome di una libertà perenne ed indiscussa (“freedom, forever!”). Allora perché un film non conforme? Perché quello che si legge al di là delle apparenze è l’esaltazione della ribellione nei confronti di una società tecnocratica e mediatica, che tutto vigila e tutto controlla, dunque la parabola di un mondo moderno governato dal sommo potere audio-video in cui noi tutti viviamo. E di cui noi tutti siamo sudditi e vittime.
V è, invece, un conservatore, in quanto conserva le vestigia di una società decaduta, che vive nel presente, che tutto nasconde e tutto dimentica; la sua casa è un contenitore di arte, sia essa dischi, film, libri, scultura, quadri…Egli vive circondato da ciò che è passato (la qual cosa è di per sé l’antitesi della sinistra riformatrice), in un simulacro di vitalità che il mondo ha rimosso, egli contempla, ascolta, danza, agisce. Utilizza la violenza e lo fa non tanto attraverso la dinamite e una giustizia implacabile, seminando morte e rose scarlatte, ma attraverso la “cura” cui sottopone la debole Evey, piccola codarda, trasformata in una guerriera purosangue. Umiliandola, colpendola, rasandole i capelli (come facevano i partigiani di un tempo alle collaboratrici o presunte tali), attraverso il dolore e la vergogna di sé stessa, le mostra la via. Ella rinasce, bella e gagliarda, pronta a incassare la sua eredità nella lotta contro il male.
La regia è formidabile, i colori, la scenografia ineccepibili. Natalie Portman supera il perfetto, nella sua trasformazione da scialba concubina del male a eroica resistente. I dialoghi ma, soprattutto, i monologhi di V, sono quasi Shakespeariani, assistiti da un accento britannico che aggiunge al tutto quel tocco drammatico europeo che raramente gli statunitensi riescono ad ottenere.
“V for Vendetta” vi farà commuovere, se non fosse per quella scena finale, in cui la folla ormai risvegliata e redenta, cala le maschere per fissare adorante, ma severa, un cielo notturno illuminato da fuochi d’artificio ed esplosioni…un po’ troppo, soprattutto se avete visto l’ultimo zombie film di Romero e, come me, non riuscite a trattenere la pecoreccia associazione mentale ed una risata , mista a delusione, della serie: il troppo storpia.
Tra gli altri attori protagonisti, con un ruolo che si distanzia da quello pensato per il fumetto, sottolineo la presenza di Stephen Rea, commissario dissidente, noto agli amanti del genere horror, per la sua prestazione maligna in “Feardotcom”. Dopo averlo visto nei panni di un chirurgo maniaco, impossibile immaginarlo in altre vesti!
Accanto alla rasata Portman, un altro attore magnifico è il crudele Lewis Prothero (Roger Allam), una bomba, mentre il misterioso V è interpretato da Hugo Weaving, il mitico elfo Elrond di “The Lord of the Rings”, oppure, il cattivissimo Agent Smith di “Matrix” (come volete), geniale nella sua gestualità, essendo costretto a recitare con una maschera per tutto il film.
Concludendo, uno dei film più belli degli ultimi anni. Come “Fahrenheit 451”, emblema della sinistra, ma, indiscutibilmente, di destra!

Note:
Il simbolo dei malvagi al potere ricorda non vagamente quello della Guardia di Ferro del Capitano Codreanu.
C’è realmente una citazione da Shakespeare: “And thus I clothe my naked villany/With old odd ends stolen out of holy writ; And seem a saint, when most I play the devil”.
(Shakespeare’s Richard III, Atto primo, scena terza)
V ricalca le azioni di Guy Fawkes, terrorista del XVII secolo, che cercò di bombardare il Parlamento inglese. Nella notte del 5 di novembre (Remember, remember the 5th of November.) in Inghilterra viene tutt’oggi commemorata la cattura di Guy Fawkes, attraverso l’esplosione di fuochi d’artificio e bruciandone una sua effige.

(recensito da NovopressItalia)


THE ISLAND

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: The Island
Nazione: USA
Anno di produzione: 2005
Genere: Fantascienza
Durata: 127'
Regia: Michael Bay
Interpreti: Con Ewan McGregor, Scarlett Johansson, Djimon Hounsou, Sean Bean, Steve Buscemi, Michael Clarke Duncan

RECENSIONE
Life Site, uno dei portali cristiani nordamericani più seriosi, gli ha dedicato addirittura un lungo e appassionato articolo e numerosi forum conservativi della destra americana lo hanno idolatrato e osannato per mesi.
Noi ci limitiamo a spostare in cantina i vari “Matrix” (di cui, ad onor del vero, più di uno spunto é stato preso), “Blade Runner”, “Soilent Green” e via dicendo per fare posto a questa bomba cinematografica, che merita un palco d’onore tra la collezione dei film i-m-p-e-r-d-i-b-i-l-i.
Snobbato dalla critica underground per via di un budget multimilionario e della presenza della belloccia Scarlett Johansson - la cui unica colpa é di essere di una bellezza snervante e, quindi, poco credibile in un film d’azione - la quale, invece, oltre a recitare in maniera impeccabile, si rivela la protagonista perfetta per un film fisicamente massacrante.
Un film, ci spiace deludere i vari criticoni dei circuiti mainstream, che non é assolutamente un action movie, né un banale sci-fi, ma una perla artistica capace di sintetizzare perfettamente una trama da brivido in cui una società parallela e, a prima immagine, perfetta, di superstiti ad una contaminazione si sovrappone al mistero di un mondo al di là del bunker che nessuno sembra realmente ricordare, scene di azione che da anni stavamo aspettando, uno script eccellente, una contemporaneità ed attualità per i contenuti scelti in grado di sferrare più di un violento pugno al vostro povero stomaco.
Diretto da Michael Bay, giovane regista che ha sfornato più di una atrocità, come “Armageddon”, “Pearl Harbour”, “Bad Boys II” e “The Lionel Richie Collection”, e prodotto film dal calibro di “The Texas Chainsaw Massacre” (il nuovo “Non Aprite quella porta”) e “The Amityville Horror” (remake del mitico vecchio “Amityville”) – “The Island” vede come protagonista maschile al fianco della sublime Scarlett, un geneticamente perfetto Ewan McGregor, l’unico all’interno di questa popolazione parallela a porsi domande sulla sua vita all’interno di un Eden, ricostruito in seguito ad una non meglio specificata contaminazione mondiale.
La vita di Scarlett e Ewan (nel film, Jordan e Lincoln) scorre sempre uguale all’interno di una sorta di lussuoso bunker dall’arredamento design - annichilente - in cui sbirri, dottori e datori di lavoro si prendono cura degli ultimi superstiti ad un contagio planetario.
Unica e perpetua distrazione: la speranza di essere estratti dalla lotteria per un esclusivo soggiorno nell’isola, la sola zona al mondo ad essere rimasta incontaminata.
Ed é proprio con questo specchietto per le allodole che i guru del sinistro bunker tengono buoni gli atletici superstiti… a questo punto i lettori potrebbero già iniziare a fare delle libere associazioni mentali.
Senza svelare troppo, vi lasciamo con delle battute del film, alcune delle quali meritano davvero qualcosa di più dell’ascolto…la riflessione.
“L’isola é la sola cosa che gli da’ speranza”.
“Tu sei stato scelto. Sei molto speciale per noi, sii felice. Andrai sull’isola.”
“Chi ha deciso che il tofu é la nostra prima scelta? E poi, che diavolo é il tofu?”
Riferimenti: il bar nel bunker e i costumi dei protagonisti ricordano il Korova Milk Bar ed i costumi di “Clockwork Orange”; il laboratorio sotterraneo é la copia della prateria di corpi nel primo “Matrix”; le scene cittadine ricordano “Blade Runner” ed i suoi mille film-cloni. Il paesaggio desertico allude indubbiamente a “Mad Max”. Geniale lo stripper-biker-club in cui i nostri poveri eroi vengono canzonati per via del loro abbigliamento e del modo di esprimersi.
Curiosità: cominciano ad essere sempre più numerosi i film a grosso budget che scelgono di scartare scene di sesso, nudità, ultra-violenza, oscenità…Un segnale importante che proviene soprattutto dagli Stati Uniti, Paese che, con tutte le dovute “scuse” agli “anti-americani” di professione, si rivela in molti campi anni luce avanti a noi. Che sia un ritorno di fiamma del puritanesimo wasp anni ‘50 oppure una vera presa di coscienza non sappiamo dirlo con certezza. Certo é che ci fa piacere.

(recensito da NovopressItalia)


"NOVEMBRE: Le Giornate di Trieste"

Finalmente pubblicato e distribuito questo meritorio e bel mediometraggio frutto della collaborazione tra l'Associazione Culturale "Novecento" e la Divine Films, realizzato nell'ambito di un progetto celebrativo legato al ritorno di Trieste all'Italia. Il film, liberamente ispirato alle drammatiche giornate dei moti insurrezionali del 5 e 6 novembre del 1953, quando nel capoluogo giuliano rimasero uccisi sei triestini in seguito agli scontri di piazza tra gli ardenti patrioti e l'arrogante polizia del regime di occupazione « alleato »; "Novembre" racconta così le vicende di alcuni personaggi coinvolti a differenti livelli nel compiersi degli eventi.
Mentre nelle stanze del castello di Duino il governatore inglese di Trieste discute di politica, Corso, disilluso cineoperatore fiorentino, si muove con la sua macchina da presa attraverso una città in subbuglio. Le manifestazioni per il ritorno di Trieste all'Italia sono proibite, la tensione sale, divampano tumulti. Corso assiste e documenta la dura repressione della polizia civile guidata dagli inglesi, che non si ferma nemmeno di fronte all'altare della chiesa di San Antonio. Conosce Lorenzo, studente e irriducibile sostenitore della causa italiana, la sua fidanzata Anna e il giovane Mario, poco più che tredicenne. Nonostante sia un tipo piuttosto schivo, Corso prova simpatia per il ragazzino che dice di voler diventare cineoperatore e assiste alle tribolazioni dell'irruento Lorenzo e alle sofferenze di Anna, sensibile e altruista. Alla cerimonia di riconsacrazione della chiesa la polizia apre il fuoco sulla folla inerme. A Corso manca la forza per continuare a girare. Perduta la sua scorza fatta di cinismo si ritrova in qualche modo cambiato, stanco di essere testimone e di documentare la violenza di cui si nutre un sistema collaudato, all'interno del quale i giochi delle grandi potenze si contrappongono alle ragioni ed alle aspirazioni della gente, schiacciandole.
Il film, della durata di 35 minuti, è stato interamente girato nella Provincia di Trieste nell'ottobre del 2004. Le due settimane di riprese hanno coinvolto una troupe di cinquanta persone e oltre 250 comparse.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Comune di Trieste, della Fondazione CRT, della Provincia di Trieste, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dell'AMT.
L'intento è quello di ricordare e rendere note vicende gloriose e dolorose che appaiono poco conosciute in Italia e nel mondo, unitamente a valorizzare la città di Trieste e la sua ricca memoria storica. Un omaggio all'eroico popolo triestino che, nel dopoguerra, seppe difendere il tricolore e coltivare l'amore per la Patria, resistendo sia alla violenza comunista che all'oppressione anglo-americana.

Acquista il DVD a 10,00 €

IERI, OGGI, DOMANI: DISOBBEDIENTI PER LA PATRIA!


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Movimento Sociale Fiamma Tricolore Federazione di Verona